‘Pitagorici celebrano il sorgere del sole’, riconnettersi alla bontà dell’universo

Di Eric Bess

In una metropoli come New York, salire sul tetto del proprio palazzo per osservare le stelle di notte è un’impresa ardua: gli alti edifici e le loro luci inquinano il cielo notturno, offuscando il bagliore delle stelle.

In mezzo al trambusto della città, spesso sembra ci manchi quella connessione con un qualcosa di più profondo ed essenziale. È come se, in qualche maniera, avessimo trovato il modo di accantonare i misteri e la vastità dell’universo.

Naturalmente, non è sempre stato così. Gli antichi, come il pensatore greco Pitagora, davano grande importanza alla connessione che noi esseri umani abbiamo con l’universo nel complesso.

Pitagorismo

Molti di noi conoscono Pitagora per il teorema di Pitagora che abbiamo imparato a scuola. Tuttavia, ci sono varie interpretazioni della vita e dei principi di Pitagora, che costituiscono tuttora il pitagorismo.

Ma chi era Pitagora e perché è stato così influente?

Si crede che Pitagora sia vissuto circa 2.600 anni fa. Il filosofo greco non scrisse nulla in prima persona, e ciò che sappiamo su di lui proviene da fonti secondarie scritte oltre 100 anni dopo la sua morte. Per questo motivo, c’è molto poco su di lui di cui possiamo essere certi.

Eppure sappiamo che Pitagora era effettivamente famoso per la sua comprensione dell’immortalità dell’anima, della vita dopo la morte, dei rituali religiosi, delle capacità soprannaturali e per la sua rigorosa autodisciplina. Il dio Apollo è stato associato a lui.

Per i pitagorici, i principi morali e le relazioni numeriche strutturavano e ordinavano l’universo. Chi studiava i principi o leggi morali e le relazioni numeriche dell’universo poteva avere accesso alla sua armonia, comprenderla e armonizzarla su di sé.

Per Pitagora, i pianeti si muovono armoniosamente, e il loro movimento produce suoni secondo rapporti matematici. Questi suoni armonizzati erano per i pitagorici musica celeste, e l’armonia della musica divenne un modo per l’anima di essere purificata e unificarsi con il cielo.

I pitagorici vedevano i pianeti anche come strumenti divini di giustizia, e il sole e la luna erano visti come il luogo dove le anime benedette sarebbero andate dopo la morte. Quindi, possiamo supporre che i pitagorici credevano che l’universo premiasse il bene e punisse il male in relazione a quanto bene una persona potesse armonizzarsi con i principi morali dell’universo e capire come esso è matematicamente ordinato.

‘Pitagorici celebrano il sorgere del sole’

I Pitagorici celebrano il sorgere del sole è un dipinto del pittore di origine russa Fyodor Bronnikov (1827-1902, pittura storica e di genere). Come suggerisce il titolo, il dipinto raffigura un gruppo di pitagorici che celebrano l’alba o il nuovo giorno.

Nel dipinto, i pitagorici indossano abiti chiari e classici. Sei di loro suonano strumenti musicali e quattro si inginocchiano in segno di riverenza al sorgere di un nuovo giorno. L’uomo che rappresenta il punto focale sta di fronte agli altri, con le braccia tese come ad accogliere il sole.

Sullo sfondo a destra ci sono quattro figure – due donne e due bambini – che osservano la celebrazione. In lontananza si intravede un tempio, presumibilmente il Tempio di Apollo a Delfi. Apollo era il dio della musica, dell’armonia e della luce.

Le figure principali si posizionano su una sporgenza più elevata che si affaccia su Delfi. Il sole non è visibile, ma si percepisce la sua luce risplendere sulla sinistra della composizione. La luna è invece in alto a destra.

Riconnettersi con l’universo

Quindi, quale ispirazione potremmo trarre da questo dipinto?

In primo luogo, la figura principale che accoglie il sole con le sue braccia tese rappresenta la profonda connessione che possiamo avere con l’universo, e quindi con tutto il creato, una connessione che forse ora abbiamo perso.

La figura sta in piedi con una parte del corpo appoggiato alla terra, mentre la parte superiore è rivolta al cielo. Il posizionamento di questa figura potrebbe suggerire che egli è un mediatore tra le cose celesti e quelle terrene.

Perché la figura accoglie il sole? Accogliere qualsiasi cosa suggerisce ospitalità e gratitudine. Verso cosa è dunque ospitale e riconoscente? In altre parole, che cosa potrebbe rappresentare il sole? Per i pitagorici, il sole era un paradiso in cui andavano le persone con un carattere morale eccellente. Così, il sole ospita tutto ciò che è buono.

Ma il sole fornisce anche luce, calore e crescita qui sulla terra, dando se stesso e non chiedendo nulla in cambio.

Il sole rappresenta quindi quel tipo di bontà in cui cuore e mente donano agli altri, senza cercare ricompense? La figura nel dipinto mostra ospitalità e gratitudine verso questo tipo di bontà? È questo carattere altruista che ci collega ai più grandi misteri dell’universo?

In secondo luogo, c’è un significato anche nelle figure che suonano strumenti musicali. I pitagorici credevano che la musica, se armonizzata con i suoni del cielo, potesse purificare il nostro spirito.
Come la figura che accoglie il sole, anche i musicisti sono situati tra cielo e terra.

Non è chiaro se i primi pitagorici parlassero di arti diverse dalla musica, in quanto in ‘musica’ era spesso un termine generico per le arti nell’antica Grecia. Secondo Monroe Beardsley, autore di Aesthetics: From Classical Greece to the Present, «’Musica’ (mousike) […] può significare musica, o belle arti in generale, o anche qualcosa come cultura generale».

Sta a significare forse che le vere arti che purificano gli esseri umani e celebrano il cielo sono anch’esse come il sole, in quanto ospitano tutto ciò che è buono, e offrono la loro luce, calore e crescita qui sulla terra senza cercare ricompense?

Come sarebbero le arti oggi se incarnassero tali qualità ‘celesti’? Come sarebbe la civiltà se rinvigorissimo l’interesse per il mistero del Bello e i misteri dell’universo in relazione a noi stessi?

 

Le arti tradizionali spesso contengono rappresentazioni e metafore spirituali il cui significato può andare perduto in preda alla nostra mentalità moderna. Nella nostra serie ‘Le arti tradizionali come viaggio interiore nelle nostre anime’, interpretiamo le arti visive da una prospettiva morale e profondamente spirituale. Non abbiamo la presunzione di fornire risposte assolute alle domande con cui le diverse generazioni hanno sempre combattuto, ma speriamo che le nostre domande ispirino un viaggio riflessivo verso il nostro diventare esseri umani più autentici, compassionevoli e coraggiosi.

Articolo in inglese: Reconnecting to the Goodness of the Universe: ‘Pythagoreans Celebrate Sunrise’

 
 
 

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