Più di 600 aziende americane sostengono i dazi di Trump sulla Cina

Più di 600 aziende statunitensi hanno firmato una lettera in sostegno dei dazi di Donald Trump contro la Cina. La lettera, firmata da centinaia di produttori statunitensi e gruppi commerciali, afferma che l’amministrazione statunitense deve mantenere salda la sua posizione nei confronti del regime cinese, dal momento che il settore manifatturiero a stelle e strisce è in pericolo. Nel plico, i firmatari esprimono anche la loro preoccupazione per le violazioni dei diritti umani in Cina.

Per Dan DiMicco, presidente della Coalizione per un’America Prospera, «se si vuole capire quello che realmente gli americani pensano dei dazi di Trump, basta guardare alla lettera di oggi».
«Le piccole e medie imprese di tutto il Paese hanno firmato la lettera: tutti, dai coltivatori di mele, camionisti e produttori di legname, fino ai produttori di acciaio, vetro e pneumatici. […] La Cina ha approfittato per molti anni della politica di apertura degli Stati Uniti, e questo ci è costato milioni di posti di lavoro della classe media. Gli americani sono stanchi di questo, e sostengono l’approccio del presidente».

Secondo il Daily Caller, la lettera è stata presentata al Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti d’America il 21 giugno, durante un’audizione in merito ai dazi su circa 300 miliardi di dollari di merci cinesi.
L’intento era anche quello di ribattere a un’altra lettera firmata la scorsa settimana da centinaia di aziende che si opponevano alla misura di Trump. Tra i firmatari della lettera anti-dazi c’erano multinazionali come Walmart e Target, che vendono prodotti fabbricati in Cina.

Il recente segnale di sostegno arriva invece proprio in mezzo alle crescenti tensioni commerciali tra i due Paesi. All’inizio di maggio, dopo aver accusato il regime di aver rinnegato gli impegni negoziati in mesi di trattative commerciali, Trump ha aumentato i dazi su 200 miliardi di dollari di merci cinesi, e il regime ha risposto con aumenti daziari su 60 miliardi di dollari di importazioni statunitensi.

Da allora Trump ha minacciato un ulteriore aumento su una lista di 325 miliardi di dollari di beni cinesi, e ha affermato che avrebbe deciso se metterlo in pratica o meno dopo aver incontrato il leader cinese Xi Jinping al vertice del G20 in Giappone, alla fine di questo mese.

La lettera ribatte alle affermazioni della stampa e di alcune società con interessi in Cina secondo cui gli americani starebbero pagando il costo dei dazi, e fa notare che l’inflazione è rimasta bassa nonostante tutto: «È la Cina che sta pagando il peso dei dazi; ha dovuto abbassare i prezzi, e sta esportando di meno, ricavando minori profitti e minori entrate fiscali a causa dei dazi […] Inoltre vediamo già che l’economia cinese subirà un rallentamento della crescita e dell’occupazione in futuro».

Il plico esprime inoltre sostegno per la «risolutezza del presidente nell’opporsi alle grandi multinazionali che hanno svenduto il lavoratore americano in cambio del lavoro a basso costo dalla Cina».

Questa dura presa di posizione è stata importante, continuano i firmatari, data la necessità di mantenere un forte settore manifatturiero per aumentare i posti di lavoro; ma lo è stata anche per ragioni di sicurezza nazionale. I firmatari sottolineano anche che il regime cinese è tra i «peggiori violatori al mondo dei diritti umani» ed esortano i Paesi del mondo libero ad affrontare questa scottante questione durante i loro colloqui con Pechino.

La guerra commerciale Usa-Cina è iniziata lo scorso marzo dopo che l’amministrazione Trump ha dichiarato che avrebbe imposto dazi punitivi sui beni cinesi a causa di una serie di pratiche commerciali sleali di lunga data da parte del regime cinese; tra queste il furto della proprietà intellettuale, il trasferimento tecnologico forzato, i sussidi industriali e la manipolazione valutaria.

«Il progetto di integrazione globale con la Cina, attraverso il commercio liberalizzato, è fallito – afferma Michael Stumo, amministratore delegato della Coalizione per un’America Prospera – Il Partito Comunista Cinese ha usato il suo accesso al mercato dei consumatori e dei capitali degli Stati Uniti per mettere in pratica una strategia economica predatoria e per far crescere le sue imprese statali, finanziare la sua costruzione militare, imprigionare i suoi cittadini nei moderni campi di concentramento e sfidare il potere geopolitico americano».

 

Articolo in inglese: Over 600 US Companies Support Trump’s Tariffs on China: Letter

 
 
 

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