Portuali di Trieste: sciopero a oltranza fino all’abolizione del Green Pass. Il governo trema

Di Marco D'Ippolito

La forte opposizione dei portuali di Trieste al Green Pass rischia di mettere in crisi l’economia locale e sta mettendo a dura prova l’azione del governo Draghi.

Il principale sindacato dei lavoratori portuali di Trieste, il Clpt, ha annunciato che a partire dal 15 ottobre bloccherà a oltranza l’importantissimo snodo triestino – primo per traffico di merci in Italia – fino all’abrogazione del decreto che impone l’obbligo di Green Pass per recarsi sui luoghi di lavoro.

Il Ministero dell’Interno ha reagito alla preoccupante minaccia emanando l’11 ottobre una ‘controversa’ circolare che «sollecita» le imprese a garantire tamponi gratuiti per il personale non vaccinato. Di lì a poco le aziende hanno intavolato un confronto con il Prefetto di Trieste, Valerio Valenti, che ha effettivamente annunciato la disponibilità delle imprese a rimborsare il costo dei tamponi a tutti i lavoratori del Porto sprovvisti di Green Pass.

Tuttavia, il sindacato Clpt ha replicato in un comunicato di martedì: «Il 15 ottobre bloccheremo le operazioni. Sappiamo che il governo sta tentando di trovare un accordo. Ma noi non scenderemo a patti fino a quando non sarà tolto l’obbligo del green pass per lavorare».

Secondo il Coordinamento Lavoratori Portuali Trieste (Clpt), il 40% dei lavoratori del porto triestino non sono vaccinati, mentre sarebbero 850 su mille quelli intenzionati ad aderire alla protesta.

Nella serata del 12 ottobre, il portavoce del Clpt Stefano Puzzer ha ribadito durante un’intervista con Telequattro che i portuali di Trieste non intendono revocare la protesta neanche a fronte dell’intesa sui tamponi gratuiti: «Assolutamente no. Vorremo poter lavorare senza che i nostri colleghi – ripeto io sono vaccinato – vengano discriminati da questo decreto, e come noi tutti i lavoratori all’esterno del porto. […] Guardate che non è solo Trieste. Nei prossimi giorni vedrete che si stanno muovendo anche gli altri porti, e saremo uniti in questa protesta».

Nel frattempo, nel pomeriggio dell’11 ottobre sono scese per le strade di Trieste oltre 15 mila persone per manifestare contro il Green Pass, secondo quanto riportato da Open. È stato un corteo tranquillo e pacifico – secondo fonti della Questura il più grande d’Italia – fatta eccezione per alcuni spintoni e insulti contro una troupe di giornalisti Rai. Diversi video circolati online mostrano come durante l’evento, alcuni dei Carabinieri presenti si siano tolti i caschi antisommossa in segno di solidarietà verso i manifestanti.

Resta dunque da vedere quello che accadrà nei prossimi giorni a Trieste e nel resto d’Italia, mentre continuano in tutto il Paese scioperi e manifestazioni dei più svariati settori in vista del 15 ottobre.

Riguardo la circolare del Viminale

Dal canto suo, il leader della Lega Matteo Salvini ha accolto l’intercessione del ministero dell’Interno per i tamponi gratuiti con un polemico post su Facebook, scrivendo: «Tamponi rapidi e gratuiti per i lavoratori (del porto di Trieste) senza Green Pass, per evitare problemi. Parola della Lamorgese. Ah, ma quindi si può fare! E per gli altri milioni di lavoratori invece zero? Invece delle imprese, a contribuire dovrebbe essere lo Stato. Inadeguata».

Anche i deputati del Partito Democratico Andrea Romano e Davide Gariglio, membri della commissione Trasporti, hanno definito l’istanza del Viminale «inopportuna e contradditoria». Mentre i segretari generali di Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti hanno chiesto al Ministero degli Interni di estendere la raccomandazione per la gratuità dei test rapidi all’intero settore dei trasporti e affini.

Il presidente del Porto minaccia le dimissioni

Un altro diretto interessato nella questione del Porto di Trieste, il presidente Zeno D’Agostino, ha già annunciato le dimissioni in caso di blocco a oltranza.

Zeno ha spiegato in collegamento con Telequattro di essere sempre stato a favore della libertà di manifestazione di tutti «pur essendo sì-vax e sì-greenpass», ma ha sottolineato: «Venerdì si vuole fare una manifestazione, si vuole dare una prova di forza, va bene, ma quella ‘oltranza’ non la posso accettare».

«Un atto di quel tipo – ha proseguito – è una delegittimazione importante del presidente del Porto, che tranquillamente prende atto della cosa e se ne torna da dove è venuto».

«Dobbiamo stare tutti uniti ma non si tocca il porto, il porto è la nostra risorsa, è quello che dà da lavorare a loro e ai loro figli. Io sto minacciando le dimissioni perché mi sento in dovere di dire a quelle persone che in questo momento sono prese da questa battaglia che il porto non c’entra niente. Il porto non deve essere distrutto da questa azione».

 
 
 

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