Prosegue la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina

Di Nicole Hao

La stampa di Stato cinese e i funzionari pubblici hanno adottato una linea durissima nei confronti di Washington, da quando Trump ha annunciato di voler imporre nuovi dazi su 300 miliardi di dollari di merci provenienti dalla Cina.

In un editoriale pubblicato il 4 agosto, l’agenzia di stampa statale Xinhua ha reagito affermando che quella del fentanyl – la droga sintetica che sta contribuendo all’acuirsi della crisi degli oppioidi statunitense, e che gli Usa accusano venga introdotta nel Paese dalla Cina – è una problematica per la quale «gli Stati Uniti possono dare la colpa solo a se stessi». Inoltre, il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha rivelato che la Cina ha recentemente cancellato ordini per un totale di 14 mila e 700 tonnellate di carne di maiale prodotta negli Stati Uniti.

L’offensiva della stampa

All’inizio della scorsa settimana, la delegazione statunitense ha incontrato quella cinese a Shanghai, nell’ambito dei negoziati commerciali tra i due Paesi. Ed entrambe le parti hanno dichiarato che i colloqui sono stati «costruttivi».

Ma secondo il consigliere economico statunitense Larry Kudlow, Donald Trump non era affatto soddisfatto. Di fatto, il primo agosto, il presidente americano ha annunciato su Twitter di voler imporre nuovi dazi su 300 miliardi di dollari di merci cinesi, a partire dal primo settembre.
Trump ha accusato Pechino di non aver mantenuto la parola data: «Il mio amico presidente Xi aveva dichiarato che avrebbe posto fine alla vendita di fentanyl verso gli Stati Uniti, ma questo non è mai accaduto, e molti americani continuano a morire!».

Nel dicembre del 2018, durante l’incontro del G-20 in Argentina, Xi e Trump avevano raggiunto diversi accordi, uno dei quali prevedeva che la Cina avrebbe varato politiche per punire la produzione e l’esportazione di fentanyl.
La Cina produce infatti gran parte del fentanyl e dei suoi derivati che sono stati trovati negli Stati Uniti. E, nel 2017, secondo il Centro per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie degli Usa, sono state registrate oltre 28 mila morti per overdose da oppioidi sintetici, di cui la maggioranza legate al fentanyl.

In replica alle dichiarazioni degli Stati Uniti, il 3 agosto l’emittente cinese CCTV ha intervistato Liu Yaojin, vicedirettore della Commissione nazionale cinese per il controllo dei narcotici, secondo il quale la Commissione ha iniziato a monitorare la produzione di fentanyl dal primo maggio, quanto 25 tipi di fentanyl sono stati classificati come sostanze controllate in Cina: «La Cina non è la fonte principale del fentanyl che si trova negli Stati Uniti […] Penso che gli Stati Uniti dovrebbero risolvere internamente il problema dell’abuso generalizzato di fentanyl».

Con toni simili un editoriale pubblicato da Xinhua ha sostenuto che «il numero [dei casi di fentanyl, ndr] è molto piccolo».

Ad ogni modo i parlamentari, i funzionari e gli esperti statunitensi esprimono da tempo scetticismo verso l’effettiva capacità delle autorità cinesi di mettere in pratica le politiche promesse.

Le dichiarazioni sul fentanyl fanno inoltre parte di una più ampia offensiva mediatica volta a dipingere gli Stati Uniti come la parte che si sta rimangiando la parola.

Infatti, domenica Xinhua ha ripubblicato un articolo di un altro media statale, il The Paper di Shanghai, che magnificava il fatto che la stampa cinese avesse lanciato «cinque attacchi consecutivi […] con grande forza» nell’ambito dei contenziosi commerciali tra Usa e Cina, riferendosi a cinque articoli che criticano gli Stati Uniti.
Il Quotidiano del Popolo, CCTV e il Global Times hanno tutti pubblicato editoriali per criticare la decisione degli Stati Uniti di imporre nuovi dazi, sottolineando il fatto che Pechino non avesse paura di rispondere.

Sul sito internet di China Radio International, un’emittente radio statale, un editoriale del 3 agosto ha addirittura sentenziato: «[I negoziati Usa- Cina, ndr] non raggiungeranno mai un buon risultato».

Cancellazione degli ordini

Il 31 luglio, dopo l’incontro tra le due delegazioni a Shanghai, Xinhua aveva scritto che la Cina avrebbe acquistato più prodotti agricoli americani.

Tuttavia, i dati del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti pubblicati il 25 luglio mostrano che la Cina ha cancellato ordini di carne di maiale per un totale di 14 mila e 700 tonnellate, che avrebbero dovuto essere spediti tra la fine del 2019 e il 2020.

L’edizione cinese di Epoch Times ha pubblicato il 3 agosto un analisi di He Qinglian, un’economista esperta di Cina; secondo questa analisi, Trump avrebbe deciso di imporre nuovi dazi perché, nonostante Pechino prometta da dicembre dello scorso anno di aumentare le importazioni di prodotti agricoli statunitensi, solo un’azienda cinese ha acquistato 68 mila tonnellate di soia dagli Stati Uniti alla fine di luglio. Un ordine più piccolo del solito.

La soia e il maiale sono entrambi prodotti principalmente negli Stati medio-occidentali degli Usa, che hanno espresso un forte sostegno per Trump nel 2016. È per questo che Pechino vuole vendicarsi imponendo dazi sui prodotti agricoli statunitensi.

Secondo l’analisi di He Qinglian, «il regime di Pechino si è convinto che questo sia il punto debole di Trump. Da allora ha deciso di rallentare i negoziati e sfruttare i ritardi per attendere che le cose cambino, sta cercando di guadagnare tempo e attendere le elezioni».

Ha aggiunto che Pechino ritiene che sarà difficile per Trump essere rieletto se i negoziati commerciali resteranno fermi. E che la speranza del regime è quella di poter negoziare condizioni più favorevoli con un presidente del Partito Democratico.

 

Articolo in inglese: In Trade War Retaliation, Beijing Defends Its Fentanyl Policy, Cancels Order for US Pork

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