Quale destino per Taiwan?

Di Clyde Prestowitz

Mentre Pechino cancella la libertà a Hong Kong, manca di rispetto al vicesegretario di Stato americano in visita e aumenta notevolmente il numero dei suoi silos missilistici nucleari, viene inevitabilmente in mente la questione del destino di Taiwan.

Il capo del Partito Comunista Cinese (Pcc) Xi Jinping non nasconde il fatto che portare Taipei sotto l’autorità di Pechino è forse il desiderio più ardente del Pcc. In tal modo, Xi avrebbe effettivamente ridisegnato i confini della Cina per eguagliare quelli dell’impero Qing, il cui crollo ha contribuito a far nascere il Partito. Ciò renderebbe Xi forse il più grande eroe comunista cinese di tutti i tempi, superando persino Mao Zedong e sicuramente si assicurerebbe una presenza imbalsamata in Piazza Tiananmen accanto al Grande Timoniere.

Cosa impedisce a Xi di ripetere essenzialmente a Taiwan ciò che sta facendo ora, schiacciando Hong Kong? Taiwan non è una potenza nucleare. Non schiera un imponente esercito popolare, né possiede una flotta navale di dimensioni significative, né ha alleanze formali di difesa con altri Stati. Le due cose che lavorano a suo favore sono un terreno accidentato che rende difficile l’invasione dall’esterno e un’assicurazione di difesa quasi formale (non un’alleanza) con gli Stati Uniti.

Lo Us Taiwan Relations Act del 1979 recita: «Gli Stati Uniti metteranno a disposizione di Taiwan mezzi e servizi di difesa nella quantità necessaria per consentire a Taiwan di mantenere una capacità di autodifesa sufficiente».

Pertanto, gli Stati Uniti non sono formalmente impegnati a difendere Taiwan in caso di attacco dalla Cina continentale da parte dell’Esercito di Liberazione Popolare (Pla).

Per molti anni questa situazione non ha avuto importanza. La settima flotta degli Stati Uniti con sede a Yokosuka, in Giappone, pattugliava il Pacifico occidentale e il Mar Cinese Meridionale e garantiva efficacemente la sicurezza di Taiwan in assenza di una significativa Marina o Aviazione cinese. In effetti, negli anni ’90, quando la Cina fece mosse minacciose verso Taiwan, il presidente Clinton inviò un gruppo da battaglia di una portaerei per lo Stretto di Taiwan per avvertire Pechino che era meglio ritirarsi da qualsiasi azione militare, cosa che fece prontamente.

Tuttavia, negli ultimi anni lo sviluppo della Marina e dell’eronautica del Pla, nonché delle sue forze di terra, e il sequestro e la costruzione di strutture militari da parte di Pechino sugli isolotti e sulle scogliere del Mar Cinese Meridionale, hanno cambiato significativamente la situazione. Incluso in questo accumulo è stata una posizione più aggressiva di Pechino verso Taiwan, con le forze aeree e navali del Pla che volano e navigano regolarmente in schemi minacciosi e talvolta attraversano persino lo spazio aereo e marittimo di Taiwan.

Negli ultimi anni ci sono state segnalazioni che nei «giochi di guerra» che sono spesso condotti dalle forze armate statunitensi per testare come si comporterebbero le loro forze in una possibile difesa di Taiwan, gli Usa non vanno molto bene. In effetti, è stato riferito che il più delle volte le forze statunitensi perdono contro la Cina, nei giochi di guerra.

Naturalmente, i giochi non saranno mai uguali alla realtà, ma questa svolta, da quello che era un evidente vantaggio nella situazione strategica di Taiwan, sono iniziate a sorgere crescenti indicazioni, nei palazzi di Washington, secondo cui gli Stati Uniti dovrebbero rinunciare a qualsiasi impegno per difendere Taiwan e cambiare completamente la loro strategia dalla difesa della prima catena di isole (Giappone, Taiwan , Filippine, Singapore e Stretto di Malacca) alla difesa della seconda catena di isole (Giappone, Iwo Jima, Palau e Stretto della Sonda). Altri, invece, chiedono il rilascio di una chiara dichiarazione di impegno degli Stati Uniti a difendere Taiwan in caso di attacco.

Pertanto, la domanda chiave oggi è: «Cosa si deve fare?»

È importante capire che un fallimento degli Stati Uniti nella difesa di Taiwan, minerebbe notevolmente la credibilità delle alleanze formali degli Stati Uniti con Giappone, Corea del Sud, Filippine, Thailandia, Australia e Nato. D’altra parte, tali alleanze significano che quei Paesi hanno anche un forte interesse a mantenere l’effettiva indipendenza di Taiwan. Pertanto, dovrebbero anche cercare di sostenere Taiwan in vari modi, ad esempio aiutando a potenziare le sue forze e impegnandosi attivamente a cooperare con una difesa statunitense di Taiwan in caso di necessità. Il peso di tutti questi Paesi è maggiore di quello della Cina, e bisogna far capire a Pechino che un attacco si tradurrebbe in un fronte unito contro di essa.

Anche Taiwan deve prepararsi seriamente a difendersi. Nella seconda guerra mondiale, la Germania aveva in programma di invadere e conquistare la Svizzera. Tuttavia non lo fece mai, nonostante il fatto che la neutralità del Paese rendesse molto più difficile la difesa dell’Italia e dell’Austria da parte della Germania. La Germania non invase perché gli svizzeri avevano pesantemente fortificato il loro già aspro Paese. Ogni passo di montagna sarebbe stata una dura battaglia per i tedeschi. Sarebbe stato come combattere con un porcospino. Allo stesso modo, Taiwan è un Paese aspro. E ora deve trasformarsi in un porcospino.

È anche molto importante ricordare che, sebbene Xi Jinping sia molto potente, è anche esposto. Se le sue politiche falliscono, sarà come minimo deposto e forse anche giustiziato. In effetti, se il fallimento è abbastanza grande, potrebbe essere in gioco il potere dello stesso Pcc. In ogni caso, attaccare Taiwan sarebbe una scommessa. Taiwan, gli Stati Uniti e il resto del mondo libero devono far capire a Xi che sarebbe una scommessa troppo grande, anche per lui.

 

Clyde Prestowitz è un esperto di Asia e globalizzazione, un negoziatore commerciale veterano degli Stati Uniti e un consigliere presidenziale. È stato il leader della prima missione commerciale degli Stati Uniti in Cina nel 1982 ed è stato consigliere dei presidenti Ronald Reagan, George Hw Bush, Bill Clinton e Barack Obama. In qualità di consigliere del segretario al commercio nell’amministrazione Reagan, Prestowitz ha guidato i negoziati con il Giappone, la Corea del Sud e la Cina. L’ultimo libro di Prestowitz è «The World Turned Upside Down: China, America and the Struggle for Global Leadership», pubblicato nel gennaio 2021.

Le opinioni espresse in quest’articolo sono le opinioni dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

Articolo in inglese: Whither Taiwan

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