Quando il Pcc usa la disinformazione per diffamare le future vittime

Il Pcc fa leva sulla disinformazione per infiammare la repressione contro le sue vittime. Lo sa bene il regista Jason Loftus, vincitore del premio Peabody.

«La disinformazione è stata usata per alimentare atroci abusi dei diritti umani, come l’imprigionamento e la tortura», ha dichiarato recentemente Loftus al programma American Thought Leaders di Epoch TV.   

«È essenzialmente una tattica da bulli per reprimere le persone fino a quando non oseranno più opporsi».

La campagna di propaganda del Partito Comunista Cinese contro il Falun Gong e l’audace sforzo di un gruppo di aderenti per combatterla, sono stati il soggetto del nuovo documentario Eternal Spring (Eterna Primavera) di Loftus.

Il film ha vinto il premio del pubblico a HotDocs e ha ottenuto altri riconoscimenti in festival cinematografici europei.

Il film

Il documentario canadese utilizza una combinazione di animazione e interviste personali per ricostruire un incidente di due decenni fa in cui la trasmissione televisiva del regime comunista cinese nella città nordorientale di Changchun è stata intercettata da un gruppo di aderenti al Falun Gong. Il film prende il nome dalla città, che letteralmente significa Eterna Primavera.

Il Falun Gong, noto anche come Falun Dafa, è una pratica spirituale composta da esercizi meditativi e da una serie di insegnamenti morali basati sui principi di Verità, Compassione e Tolleranza. La sua popolarità è cresciuta negli anni novanta, fino a raggiungere i 100 milioni di praticanti in Cina alla fine del decennio. Ritenendola una minaccia, nel 1999 il regime cinese ha lanciato una campagna nazionale per sradicare questa pratica.

Da allora, milioni di praticanti sono stati rinchiusi in prigioni, campi di lavoro e centri di detenzione in tutto il Paese, dove sono stati sottoposti a torture, lavori forzati e prelievo forzato di organi.

Inoltre, il regime cinese ha messo in atto una vasta campagna di propaganda, diffusa attraverso i media statali, per diffondere disinformazione sulla pratica e sui suoi aderenti.

«La propaganda non ha bisogno di essere inconfutabile. Deve solo confondere le acque a sufficienza da non permettere di determinare esattamente cosa stia succedendo», ha affermato Loftus.

«Si può offuscare l’impressione che le persone hanno di un gruppo, creando l’idea che forse non meriti le proprie simpatie e che forse non valga la pena di esporsi a suo favore», ha aggiunto.

Il regista ha ricordato un punto critico della campagna di disinformazione diretta dallo Stato contro il Falun Gong: quando il regime ha affermato che il gruppo fosse responsabile di un caso in cui delle persone si sono date fuoco in piazza Tienanmen nel 2001. Delle indagini hanno poi scoperto che l’incidente era una montatura volta a manipolare l’opinione pubblica contro la pratica.

«Questo è stato un evento chiave che ha messo l’opinione pubblica contro il Falun Gong. La narrazione di un evento è molto importante per giustificare abusi e atrocità», ha commentato Loftus.

Così, di fronte alla dilagante campagna diffamatoria del regime, il 5 marzo 2002, un gruppo di 18 praticanti del Falun Gong ha rischiato la vita per collegarsi al sistema di trasmissione della Cctv, l’emittente statale cinese, a Changchun, allo scopo di per mandare in onda programmi che contrastassero la propaganda e denunciassero la persecuzione.

«È stato un fatto senza precedenti nella storia della Cina che un qualsiasi gruppo potesse intervenire nel monopolio del controllo dei media e della televisione all’interno della Cina. Questo ha provocato un’onda d’urto nelle autorità cinesi», ha dichiarato Loftus.

Di conseguenza, secondo il regista, quella notte l’allora leader cinese Jiang Zemin ha chiamato personalmente le autorità di Changchun esigendo ripercussioni «senza pietà» per i coloro che erano coinvolti.

Pochi giorni dopo il dirottamento della trasmissione, più di 5.000 praticanti del Falun Gong della città e zone limitrofe sono stati arrestati dalle autorità in una grande retata.

Secondo Loftus, la maggior parte delle persone del gruppo che ha effettuato il dirottamento del segnale televisivo è stata successivamente arrestata, torturata e uccisa dal regime.

Questioni di verità

Il principale artista coinvolto nell’animazione del documentario, Daxiong, un illustratore di fumetti noto per il suo lavoro nelle graphic novel, tra cui i franchise di Justice League e Star Wars, è lui stesso un praticante del Falun Gong, ed è fuggito dalla sua città natale, Changchun, nel bel mezzo delle incursioni della polizia che hanno seguito questo dirottamento senza precedenti del segnale televisivo.

Nel 2008 Daxiong è stato arrestato perché la sua arte offendeva il Partito Comunista Cinese e successivamente si è recato a New York, dove vive in esilio.

Daxiong ha ricordato il periodo in cui ha lavorato per un media statale cinese: il suo capo gli aveva chiesto di agire come portavoce del partito comunista e di condividere le preoccupazioni del Partito, piuttosto che fare da eco ai pensieri del popolo.

«Stavamo vivendo in un’illusione di canto e danza, facendo il lavaggio del cervello alla gente. In quel momento, ho sentito che stavo tradendo la mia coscienza, tradendo la mia anima», ha dichiarato di recente al programma China Insider di Epoch TV.

Daxiong è il protagonista del documentario, che segue il suo viaggio personale nel tentativo di ricordare il dirottamento del segnale televisivo e le sue conseguenze.

L’artista ha spiegato che il coraggio dei suoi compagni di pratica in Cina lo ha ispirato a parlare: «All’epoca, tutti i praticanti del Falun Gong facevano questo tipo di cose. Volevano proteggere le persone che erano state avvelenate e ingannate dalle menzogne, e questo ha dato loro il coraggio di farsi avanti».

«Hanno fatto una cosa straordinaria. E questo ha creato una sorta di ammirazione, e ho sentito che avrei dovuto soddisfare le loro aspirazioni e continuare a fare questo lavoro», ha aggiunto.

Loftus ha condiviso lo stesso pensiero: «Le persone che hanno assistito a quella trasmissione non potranno più guardare la propaganda gestita dallo Stato nello stesso modo. E potrebbero essere meno propense a partecipare o ad assecondare la campagna, anche se non hanno lo stesso coraggio di esprimersi apertamente contro di essa».

«Questo può avere un impatto massiccio sulla situazione generale dei diritti umani con il Falun Gong e con gli altri», ha aggiunto il regista.

Secondo Daxiong, il popolo cinese deve rompere il silenzio e denunciare le bugie del Pcc: «Se i cinesi avessero questo coraggio, non ci sarebbero le violazioni dei diritti umani a cui assistiamo oggi».

 

Articolo in inglese: CCP Uses Disinformation to Fuel Human Rights Abuses: Documentary Filmmaker

 
 
 

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