Rapporto dell’Oms: virus probabilmente di origine animale

Di Jack Phillips

Secondo una recente relazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), il virus che causa il Covid-19 è stato probabilmente trasmesso da un animale a una persona. Tuttavia, il direttore generale dell’Oms ha precisato che la missione che ha studiato le origini del virus non ha esaminato adeguatamente le altre teorie.

In un comunicato di martedì, poco dopo la pubblicazione del rapporto, il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus ha infatti dichiarato: «Per quanto riguarda l’Oms, tutte le ipotesi rimangono sul tavolo. Questo report è un inizio molto importante, ma non è la fine. Non abbiamo ancora trovato la fonte del virus, e dobbiamo continuare a seguire la scienza e non lasciare nulla di intentato mentre lo facciamo».

Secondo il team dell’Oms, è «molto probabile» che un ospite animale, come un animale selvatico catturato e allevato, abbia trasmesso il virus agli esseri umani. Ma la squadra non è riuscita a identificare l’animale in questione.

«Il possibile ospite intermedio del Sars-CoV-2 rimane ambiguo», afferma infatti il rapporto, citando il nome scientifico del virus, che è anche noto come virus del Partito Comunista Cinese (Pcc).

Le conclusioni del report si basano in gran parte sugli sforzi investigativi condotti dall’Oms tra gennaio e febbraio di quest’anno. Tuttavia, i critici sostengono che il regime comunista cinese abbia svolto un ruolo significativo nell’indagine, e hanno accusato l’organizzazione di essere coinvolta, ancora una volta, in un’operazione di insabbiamento della verità.

Ad ogni modo, lo stesso Tedros ha dichiarato martedì che «gli scienziati trarrebbero benefici dall’accesso completo ai dati, inclusi i campioni biologici a partire almeno da settembre del 2019» e ha specificato: «Nelle mie discussioni con il team, loro hanno espresso le difficoltà che hanno incontrato nell’accedere ai dati non elaborati. Mi aspetto che i futuri studi di collaborazione includano una condivisione dei dati più tempestiva e completa».

Dal canto suo, Jamie Metzl, membro veterano del Consiglio Atlantico e consigliere dell’Oms, nonché ex membro dello staff del presidente americano Joe Biden, ha dichiarato a Cbs News che fare affidamento sull’indagine condotta in Cina è paragonabile al chiedere all’Unione Sovietica di indagare sulle cause dell’incidente nucleare di Chernobyl. Questo perché le autorità sovietiche sono state accusate di aver insabbiato il disastro nucleare del 1986 e di non aver informato il resto del mondo.

«È stato concordato che la Cina avrebbe persino avuto il potere di veto su chi doveva partecipare alla missione – ha dichiarato alla Cbs – L’Oms ha accettato anche questo. Ancora più incredibile, l’Oms ha accettato che in gran parte dei casi, sarebbe stata la Cina a condurre le indagini primarie, per poi condividere le sue scoperte con questi esperti internazionali. Quindi a questi esperti internazionali non è stato permesso di condurre la propria indagine primaria».

Lo scorso anno, l’amministrazione americana guidata da Donald Trump si era mossa per porre fine al rapporto tra Stati Uniti e Oms a causa della cattiva gestione del virus da parte dell’organizzazione internazionale e del suo presunto orientamento pro-Cina. Tuttavia, il governo Biden ha revocato la decisione poco dopo il suo insediamento alla Casa Bianca.

Il laboratorio P4 (L) nel campus del Wuhan Institute of Virology a Wuhan, nella provincia centrale di Hubei, il 27 maggio 2020 (Hector Retamal / AFP tramite Getty Images)

Metzl ha in sintesi suggerito che sia stato il Pcc a condurre l’indagine e a presentarne i risultati al comitato dell’Oms. E ha dichiarato: «Immaginate se avessimo chiesto all’Unione Sovietica di fare una inchiesta su Chernobyl, non ha davvero alcun senso».

Durante le indagini dell’Oms in Cina, Jonna Mazet, direttore esecutivo e fondatrice dell’Uc Davis One Health Institute, ha dichiarato ad Ap che c’è stata una mancanza di cooperazione con il Pcc, sottolineando che gli scienziati americani non sono stati in grado di condurre indagini in Cina: «Abbiamo bisogno di fare un passo indietro… e lasciare che gli scienziati ottengano la vera risposta senza puntare il dito».

D’altra parte, alcuni giorni prima della pubblicazione del report dell’Oms, l’ex direttore dei Centri statunitensi per il controllo delle malattie (Cdc), il dottor Robert Redfield, ha dichiarato alla Cnn di ritenere che il virus del Pcc sia «fuoriuscito» da un laboratorio di massima sicurezza a Wuhan, nella provincia dello Hubei, tra settembre e ottobre del 2019. Secondo Redfield, queste situazioni – in cui un virus trapela da un laboratorio – sono più comuni di quanto la gente si renda conto.

«Continuo a pensare che l’eziologia più probabile di questo agente patogeno di Wuhan sia da un laboratorio, intendo che è fuoriuscito. Altre persone non ci credono. Va bene – ha dichiarato Redfield la scorsa settimana – La scienza alla fine lo capirà. Non è insolito che gli agenti patogeni respiratori su cui si sta lavorando in un laboratorio infettino un lavoratore di un laboratorio».

All’inizio della pandemia, il Pcc è stato accusato di aver cercato di mettere a tacere scienziati e medici, pur sapendo che nel dicembre 2019 il virus stava circolando a Wuhan. Hanno occultato le informazioni per circa sei settimane. Chiunque ha cercato di segnalare il pericolo è stato accusato di diffondere cosiddette ‘voci’ e di minare la sicurezza pubblica, mentre il regime ha impiegato la sua macchina di censura per impedire che la stampa ne parlasse e per cancellare dai social media ogni menzione al virus, al tempo sconosciuto.

 

Articolo in inglese: WHO Report Blames Animals Instead of Wuhan Lab Leak for CCP Virus Outbreak, Questions Unanswered



 
 
 

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