Regionali, è quasi un pareggio. Il Sì al referendum consola il M5s

Di Marco D'Ippolito

Quest’anno il solstizio d’autunno non ha portato sulla penisola italica solo acqua e nuvole; il 21 settembre si è conclusa anche la prima importante tornata elettorale dallo scoppio dell’emergenza Covid. Oltre al referendum costituzionale, in ben sette regioni si è votato per il rinnovo delle più importanti istituzioni regionali.

I risultati del Referendum

Alla fine ha vinto il Sì. Con il 69,6 per cento dei voti favorevoli, il popolo italiano ha dato il via libera alla modifica degli articoli 55, 56 e 59 della Costituzione; dunque, dopo le prossime elezioni politiche, la Repubblica italiana avrà 345 parlamentari in meno.

La modifica era già stata approvata due volte da ciascuna Camera – secondo il normale iter riservato alle leggi costituzionali – e nell’ultima delle quattro votazioni è stata approvata con oltre il 97 per cento dei voti. Il Pd era stata l’unica grande forza parlamentare ad aver votato compattamente per il No in occasione delle prime tre sedute, ma alla fine – dopo la nascita del governo Conte 2 – anche i Dem si sono schierati dalla parte del ‘più forte’.

Così, nessuna delle principali forze parlamentari esce politicamente sconfitta dal referendum; e forse solo il M5s potrebbe andare particolarmente fiero del risultato, per via del notevole impegno che ha profuso in favore del ‘taglio delle poltrone’. Tuttavia, gli amari risultati delle regionali non lasciano spazio a possibili esultanze pentastellate.

Un dato interessante è che il No ha invece vinto nettamente nei centri delle principali metropoli italiane, come Roma, Milano e Torino.

Le regionali

Marche, Liguria e Veneto al centrodestra; Toscana, Campania e Puglia al centrosinistra; più complessa la situazione in Valle D’Aosta: lo statuto speciale della Valle D’Aosta non prevede invece l’elezione diretta del presidente, ma è la Lega il primo partito nella regione, con circa il 24 percento dei consensi (dati ancora non definitivi).

Il grande sconfitto è ancora una volta – dopo la disfatta alle Europee del 2019 – il Movimento 5 Stelle, che ha ottenuto i migliori risultati in Puglia (10,5%) e in Campania (9,9%), mentre ha chiuso con meno del 10 percento dei voti nelle altre quattro regioni. Il risultato peggiore in Veneto, dove i pentastellati si sono arenati al 2,7 percento.

In sintesi, sembra che quello del centrodestra sia poco più di un pareggio, e secondo alcuni opinionisti avrebbe addirittura il sapore della sconfitta; questo perché le aspettative erano molto alte e la destra contava di strappare al centrosinistra almeno una tra Puglia e Toscana.

Tuttavia, come ha sottolineato il leader del Carroccio lunedì in conferenza stampa, se la Lega trovasse un accordo per formare il governo in Valle D’Aosta, il centrodestra finirebbe per controllare 15 regioni su 20, ovvero due in più rispetto alle 13 che controllava fino a lunedì mattina. Per questo Salvini ha dichiarato: «Con questi numeri la presidenza della Conferenza delle regioni deve cambiare, chi va a parlare con Conte non può essere espressione del Pd»; il leader si riferiva a Stefano Bonaccini che è attualmente il presidente della Conferenza.

Per ora quel che è certo è che le Marche sono passate al centrodestra dopo 25 anni consecutivi di governi di sinistra, con il candidato di Fratelli D’Italia, Francesco Acquaroli, che ha vinto ottenendo il 49 per cento dei consensi.

L’entusiasmo di Zingaretti

Dal canto suo, il segretario del Pd Nicola Zingaretti ha accolto i risultati delle regionali e del referendum con grande entusiasmo. Durante una conferenza stampa tenuta nel pomeriggio di lunedì ha dichiarato: «Riguardo agli esiti e ai risultati che stanno affluendo sul Referendum, noi siamo molto molto soddisfatti, si conferma che il Partito Democratico è la forza del cambiamento, garante anche in questa legislatura di un percorso di innovazione e modernizzazione delle istituzioni di cui da sempre sentiamo il bisogno».

Commentando i risultati provvisori delle regionali, il capo del Nazareno ha affermato di essere molto soddisfatto; sottolineando anche che dai dati «emerge che se ci avessero dato retta di più alcuni dei nostri alleati, l’alleanza di governo probabilmente avrebbe vinto quasi tutte le regioni italiane». Sebbene in realtà, a conti fatti, né nelle Marche, né tanto meno in Veneto, l’alleanza tra Pd e M5s sarebbe valsa a battere la coalizione del centrodestra.

Infine, in serata, Zingaretti ha dichiarato davanti ai giornalisti di La Repubblica: «Dal Mes ai decreti Salvini, dobbiamo accelerare perché da oggi siamo di gran lunga più forti»; sottintendendo con ciò che i risultati delle elezioni regionali cambieranno gli equilibri di forza all’interno del governo.

I successi da record di Zaia e De Luca

Poche discussioni; è Luca Zaia il governatore più apprezzato d’Italia. Il presidente del Veneto è infatti stato rieletto ieri per la terza volta consecutiva con il 76,8 per cento dei voti: la percentuale più alta nella storia delle regionali, da quando nel 1995 i cittadini italiani votano direttamente i presidenti della propria Regione.

Da record anche il risultato ottenuto dal governatore uscente della Campania Vincenzo de Luca, che è stato rieletto con il 69 per cento dei voti, diventando così il secondo presidente di Regione con la più alta percentuale di consensi nella storia, preceduto solamente dallo stesso Zaia.

La crescita di Fratelli D’Italia

Continua il trend positivo per il partito di Giorgia Meloni, che negli ultimi anni ha accresciuto costantemente i suoi consensi. La vittoria più importante è sicuramente quella delle Marche, dove il suo candidato ha vinto la presidenza sfiorando la maggioranza assoluta, e la lista di Fratelli d’Italia ha ottenuto il 18,6 per cento dei voti.

Dopo essere atterrata ad Ancona per i festeggiamenti, la Meloni ha dichiarato: «Se i dati venissero confermati, potremmo dire con grande orgoglio che Fdi è l’unico partito che cresce su tutto il territorio nazionale». In effetti, rispetto alle regionali del 2015, i consensi per Fdi sono cresciuti sensibilmente in tutte le regioni dove si è votato, raschiando con ogni probabilità un po’ di voti da tutte le altre formazioni politiche, in particolare da Forza Italia e dal Movimento 5 Stelle.

 
 
 

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