Reporter Senza Frontiere: libertà di informazione messa in pericolo da Trump e dai negazionisti?

Di Gigi Morello
L’autore dell’articolo, Gigi Morello, è nato a a Torino e ha vissuto diversi anni negli Usa. Musicista, didatta e regista televisivo musicale, ha scritto per diverse testate specializzate nel settore musicale. Ha fondato e diretto progetti umanitari no profit e riceve dalla Croce Rossa Italiana encomi per tre diverse iniziative. Ha pubblicato nel 2020 due libri dal titolo ‘Alleanza Anti Casta’ e ‘Illuminismo Illuminato per Tempi Oscuri’, editi da Amazon. Il 4 luglio 2020 ha Fondato ‘Sogno Americano’ il primo Movimento Americanista Italiano.

Qualche giorno fa il portale Ansa ha battuto una notizia relativa al giornalismo ostacolato in oltre 130 Paesi.

Si legge su Ansa: «Il giornalismo è al momento ostacolato in più di 130 Paesi, avverte Reporter Senza Frontiere (Rsf) nel suo rapporto annuale, con la pandemia a condizionare negativamente l’accesso alle notizie».

Oltre a dichiarare le ovvie e non ignorabili restrizioni dell’informazione che avvengono costantemente in Paesi totalitari come la Cina, c’è un punto che stona particolarmente: «L’Europa rimane la regione più sicura, ma si sono moltiplicate, secondo Rsf, le aggressioni e gli arresti abusivi, soprattutto in Francia (34/a) durante le manifestazioni contro il disegno di legge “sicurezza globale”. L’Italia si conferma al 41/o posto. Dall’altra parte dell’Atlantico, la situazione rimane “piuttosto buona” negli Stati Uniti (44/a, +1), anche se l’ultimo anno di mandato di Donald Trump è stato caratterizzato da un numero record di aggressioni (quasi 400) e arresti di giornalisti (130)».

Quindi secondo la fonte citata, Reporter senza Frontiere, la situazione ‘buona’ sarebbe negli Stati Uniti d’America, dove viene fatta un’eccezione per il periodo «Trump» in  cui sarebbero state molteplici le occasioni di mancata libertà di stampa, attribuite implicitamente dall’Ong al 45° presidente americano.

Non si trovano nell’articolo e in nessun altro articolo correlato, le terribili violazioni di diritti civili perpetrare nei confronti di decine di migliaia di cittadini durante la pandemia, quando a migliaia di persone è stato impedito di esprimersi in base al primo emendamento della Costituzione americana, e nemmeno un singolo passo sulle organizzazioni private che sono arrivate a permettersi di censurare il pensiero dell’ex presidente americano, chiudendo il suo account Twitter e tappandogli la bocca in numerose occasioni.

Decine di migliaia sono le persone che si esprimono contro il mainstream e che si sono trovate zittite da organi privati il quale scopo ovvio ma non palese è quello di cancellare la libertà di parola di cittadini che, pur esprimendosi controcorrente, hanno il diritto di manifestare la propria opinione in un contesto pubblico, anche se gestito da privati interessati ad un’altra fazione politica.

In Italia un esempio per tutti è il canale indipendente su YouTube Byoblu che si è visto cancellare anni di lavoro con un click da un censore privato.

Ma siamo già abituati a questo doppio standard che denuncia il contrario di quello che è effettivamente visibilmente vero. Ma questa volta chi è a farlo?

Reporters Sans Frontières, o anche spesso menzionata con il suo acronimo, Rsf, è un’Organizzazione Non Governativa con sede in Francia, che si proporrebbe di combattere la repressione del libero pensiero a mezzo stampa.

Nel suo sito web ritroviamo le notizie che sono state riassunte da Ansa nell’articolo citato in precedenza, ma c’è molto più.

Andiamo ad indagare nelle presunte violazioni della libertà giornalistica: violazioni talmente eclatanti da essere menzionate nella pagina principale che caratterizza le principali violazioni alla libertà di stampa riscontrate dall’Ong in quel dato Paese.

Nella pagina relativa agli Usa troviamo una bellissima sviolinata a Joe Biden e subito dopo un’accusa diretta alla repressione giornalistica quando si parla della precedente gestione Trump. Nessun cenno sulle censure effettuate dai privati di cui abbiamo parlato.

Nella pagina italiana troviamo:

«Il livello di violenza contro i giornalisti continua a crescere, soprattutto a Roma e provincia, e al sud. A Roma, i giornalisti sono stati aggrediti fisicamente nel corso del loro lavoro da membri di gruppi neofascisti e aggrediti verbalmente durante le manifestazioni, ad esempio da membri del Movimento Cinque Stelle (M5S), che faceva parte del governo di coalizione».

Pertanto, oltre che dare un netto segno di completa ignoranza sulla realtà Italiana, perché è semplice da verificare che il Movimento 5 Stelle non ‘faceva parte del governo di coalizione’ ma ne fa ancora oggi parte, sembrerebbe che il problema della libertà di stampa messa in pericolo derivi da ‘gruppi neofascisti’ che non hanno alcun controllo sugli organi di stampa, anzi ne sono totalmente esclusi.

Ma c’è ancora qualcosa di molto interessante che citiamo ora:

«Nel complesso, i media italiani hanno potuto continuare a lavorare liberamente durante la pandemia nonostante il decreto Cura Italia del 17 marzo 2020, in base al quale agli enti statali è stato ordinato di sospendere il trattamento delle richieste di accesso ai documenti (se non estremamente urgenti) perché carenti di personale o a causa del pericolo di infezione. L’accesso ai dati è stato quindi più difficile per tutti i media nazionali. Ma il problema principale per i giornalisti italiani sono stati i negazionisti del coronavirus – una schiera eterogenea che include guerriglieri urbani, attivisti ‘senza maschera’, neofascisti, teppisti, ‘anarchici’ e infiltrati della criminalità organizzata – che spesso hanno minacciato e aggredito fisicamente i giornalisti, in particolare quelli che coprivano l’ondata di proteste di ottobre e novembre 2020».

Pertanto abbiamo una mancanza di informazioni importanti relative alla pandemia da parte del governo che però viene completamente giustificata dalle ‘difficili evenienze’.

Il vero nemico del giornalismo secondo l’Ong sarebbero i «negazionisti del coronavirus – una schiera eterogenea che include guerriglieri urbani, attivisti ‘senza maschera’, neofascisti, teppisti, ‘anarchici’ e infiltrati della criminalità organizzata – che spesso hanno minacciato e aggredito fisicamente i giornalisti »

Guarda caso non risulta che questi ‘cattivi’ menzionate abbiano alcuna capacità di influenzare i reporter, tantomeno media nazionali, anzi, nella totalità dei casi usano media che sono auto-creati ed autogestiti per portare avanti quello che in una società civile dovrebbe essere difeso da un vero giornalista che lavora eticamente. La libertà di pensiero e di espressione.

Ma sembrerebbe che nella posizione di Reporters Senza Frontiere, anche lo stesso fornire una versione alternativa alla loro possa costituire un ‘attacco alla libertà di stampa’.

Quindi abbiamo i vari pensieri ed opinioni contrari alla versione mainstream che sarebbero ‘il vero problema dell’informazione’, quando queste stesse persone ‘scomode’ continuano ad essere continuamente censurate ed oscurati, e non hanno alcun accesso ai media di regime.

Misteri delle Ong di sinistra che ancora una volta, e palesemente per gli attenti, continuano a dire che la libertà di parola e di azione è sacra, ma solamente se è la loro e dei loro adepti.

Perché per le sinistre tutti hanno uguali diritti, ma loro sono più uguali degli altri.

Le opinioni espresse in quest’articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

 
 
 

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