È tempo di rivalutare la supremazia del diritto europeo su quello degli Stati membri?

Di Gabriël A. Moens

L’Unione Europea è di fronte a una grave crisi costituzionale.

La causa della crisi è la recente sentenza della Corte Costituzionale polacca, secondo cui alcune leggi europee e decisioni della Corte di giustizia dell’Ue (Cgce) contrastano con la Costituzione polacca. Pertanto, la Corte ha valutato se l’appartenenza della Polonia all’Ue determini necessariamente la supremazia del diritto europeo sul diritto nazionale.

In particolare, la Corte polacca ha stabilito che gli articoli 1 e 19 del Trattato sull’Unione Europea (Tue) intaccano la sovranità della Polonia.

L’articolo 1 del Tue prevede che gli Stati membri «conferiscano competenze» all’Ue «per il raggiungimento degli obiettivi comuni». Mentre l’articolo 19 stabilisce che la Corte di giustizia «garantisce che nell’interpretazione e nell’applicazione dei trattati sia osservata la legge».

La Corte Costituzionale polacca ha stabilito che il Tue e il relativo trattato sul funzionamento dell’Ue sono semplicemente trattati internazionali che possono essere all’occorrenza scavalcati da una legge nazionale.

Non vi è dubbio che la sentenza della Corte Costituzionale polacca, nel concludere che il diritto nazionale prevale sulle disposizioni incompatibili del diritto europeo, sia giuridicamente problematica.

Questo perché la Corte di giustizia europea ha stabilito molto tempo fa che le leggi dell’Ue hanno la precedenza su tutte le leggi nazionali e che il «principio della supremazia del diritto europeo» è essenziale per mantenere l’Ue come sistema giuridico sovranazionale.

Il principio della supremazia del diritto europeo è stato ben compreso fin dai primi giorni del predecessore dell’Unione, la Comunità Europea. Così, ad esempio in Costa v Enel (1964), la Corte di giustizia ha dichiarato che il trasferimento da parte degli Stati dal proprio ordinamento giuridico interno all’ordinamento comunitario comporta una limitazione permanente dei loro diritti sovrani.

In un altro caso successivo, Amministrazione delle Finanze dello Stato v Simmenthal SpA (1978), la Corte di giustizia ha stabilito: «Un giudice nazionale chiamato […] ad applicare disposizioni di diritto comunitario ha l’obbligo di dare piena attuazione a tali disposizioni, se necessario rifiutando d’ufficio l’applicazione di qualsiasi disposizione contrastante della normativa nazionale».

Dopo la pubblicazione della sentenza della Corte Costituzionale polacca, i membri del Parlamento europeo hanno chiesto che i pagamenti ordinari alla Polonia siano congelati, con tanto di sanzioni pecuniarie giornaliere. Ed è proprio quello che l’Ue ha fatto, ribadendo quindi che i finanziamenti europei sono subordinato al rispetto dello «Stato di diritto».

Tuttavia, un’interpretazione errata o addirittura il mancato rispetto da parte di un tribunale nazionale del diritto dell’Ue non viola in sè lo ‘Stato di diritto’, perché succede che i tribunali giudichino i propri casi in modo errato. In tal caso, lo stesso congelamento dei finanziamenti potrebbe essere un’eclatante violazione dell’adesione all’Ue, perché la mancata erogazione di fondi alla Polonia costituirebbe una sorta di punizione.

Sicuramente la minaccia di trattenere i fondi funziona come una spada per spaventare gli Stati membri e spingerli alla sottomissione, e questa è una violazione dello Stato di diritto che è inaccettabile da un punto di vista legale.

Piuttosto che minacciare la Polonia con la sospensione dei pagamenti ordinari, l’Ue dovrebbe invece utilizzare l’articolo 258 del trattato dell’Ue sul funzionamento dell’Ue per chiedere un risarcimento. Tale articolo, noto come procedura d’infrazione, dichiara che se la Commissione ritiene che uno Stato membro non abbia adempiuto ad un obbligo previsto dai Trattati, emette un parere motivato in merito dopo aver dato allo Stato interessato la possibilità di presentare le proprie osservazioni.

Poiché il principio della precedenza del diritto europeo è una pietra angolare, diventa imperativo cercare altre ragioni che potrebbero aver condizionato la sentenza della Corte costituzionale polacca. In primo luogo, è possibile che la macchina burocratica dell’Ue a Bruxelles non tenga conto delle aspettative degli Stati membri più conservatori dell’Unione, tra cui Polonia e Ungheria?

Un esame onesto degli Stati membri dell’Ue di tendenza conservatrice può portare a una riconsiderazione delle legittime aspettative dei cittadini dell’Unione.

Tale esame si allinea con l’articolo 1 del Tue che promette che le decisioni dell’Ue saranno prese «nel modo più aperto e il più vicino possibile al cittadino».

Supponiamo infatti di considerare la sentenza della Corte Costituzionale polacca nel senso che le decisioni dell’Ue influiscono negativamente sulla vita del popolo polacco e sulla sovranità della nazione. In tal caso, l’amministrazione dell’Ue a Bruxelles dovrebbe essere ampiamente consapevole del malcontento attualmente esistente in Polonia.

Inoltre, la crescente crisi dovrebbe servire da stimolo per i membri dell’Ue a rivedere gli attuali accordi relativi alle relazioni tra l’Ue e i suoi Stati membri. Dovrebbe idealmente basarsi sull’idea che la sovranità risiede nel popolo, non nella burocrazia.

L’alternativa è l’ulteriore disintegrazione dell’Unione Europea, con la reale possibilità di una ‘Polexit’ se Bruxelles non comprenderà appieno l’attuale controversia.

 

Gabriël A. Moens Am è professore emerito di diritto presso l’Università del Queensland, è stato vicerettore, preside e professore di diritto alla Murdoch University. Ha pubblicato un romanzo sulle origini della malattia Covid-19, «A Twisted Choice», e recentemente ha pubblicato un racconto, «The Greedy Prospector», in un’antologia di racconti, «The Outback» (Boolarong Press, 2021). 

Le opinioni espresse in quest’articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

 

Articolo in inglese: Is It Time to Rethink ‘Supremacy’ of EU Law Over Member States?

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