Roma, Falun Gong chiede la fine della persecuzione in Cina

Roma – I praticanti del Falun Gong in Italia hanno manifestato davanti all’ambasciata cinese a Roma e davanti al Parlamento italiano, per chiedere la fine della persecuzione iniziata in Cina il 20 luglio di 21 anni fa.

Politici di diversi partiti sono intervenuti a Piazza Montecitorio per aiutare ad aumentare la consapevolezza sulla brutale persecuzione.

«Verità, benevolenza e tolleranza. Cioè una cultura dell’amore per il prossimo, che è la cosa che fa più imbestialire un regime totalitario dogmatico e ossessivo, basato sulla lotta costante, perenne; di un’affermazione che in realtà è fatta solo per sostenere il potere da tanti anni, dal maoismo in poi, e che viene fatta adesso anche sul piano internazionale con un atteggiamento di dominio, di influenza, e di penetrazione addirittura dell’intera Europa», ha dichiarato a Ntd News l’ambasciatore Giulio Terzi, presidente del Global Committee for the rule of the law ‘Marco Pannella’.

La Falun Dafa (o Falun Gong), è un’antica pratica di meditazione che si basa su tre principi guida: verità, compassione, tolleranza. Si è diffusa rapidamente in Cina negli anni ’90 grazie ai suoi effetti benefici sulla salute e non solo.

«I benefici che ho avuto sono stati nel cercare di migliorare, quindi cercare di essere più buono: io ho un po’ la tendenza a disputare, quindi con le persone al cercare di voler aver ragione e di volermi imporre. Invece con la Falun Dafa veramente trovi uno stile di vita molto più pacifico, molto più buono, che ti consente anche di avere buoni rapporti», spiega un praticante della Falun Dafa.

Tuttavia, nel 1999, il Partito Comunista Cinese, ha considerato questa pacifica disciplina una minaccia al suo potere e alla sua dottrina dell’ateismo e del materialismo. Da qui il via alla repressione che continua ancora oggi.

«Credo che dobbiamo essere grati al Falun Dafa che organizza questa manifestazione in coerenza con i suoi principi per attirare l’attenzione su un fenomeno veramente spaventoso, questo della predazione degli organi, del prelievo forzato degli organi che vuol dire l’estremo, il punto più estremo della materializzazione, dell’uso materiale dei corpi umani per farne commercio, una cosa veramente mostruosa che è difficile da credere, difficile anche da dire ma bisogna esserne coscienti perché serve a capire a che estremi possa arrivare un regime quando non ha alcun rispetto per le persone», afferma il senatore Lucio Malan (Forza Italia), co-president dell’Ipac (Alleanza inter-parlamentare sulla Cina).

Il China Tribunal di Londra, ha sentenziato lo scorso marzo che il regime cinese sta portando avanti da anni e su larga scala la pratica del prelievo forzato di organi da prigionieri di coscienza (per la maggior parte dal gruppo spirituale del Falun Gong, ma anche da uiguri e buddisti tibetani), ha accusato la Cina di crimini contro l’umanità e ha esortato la comunità internazionale ad agire.

«L’Italia deve prendere esempio dagli Stati Uniti dove quando si tratti di battaglie che si ritengono giuste ci si riunisce per sollevare la questione nel chiedere trasparenza, nel chiedere verità e chiedere la cessazione di questi crimini, di questa vergogna che succede in Cina. L’Italia dovrebbe anzi fare da capofila in questo senso rispetto all’Europa», dichiara Vito Comencini (Lega), membro e segretario della III Commissione affari esteri e comunitari.

Pechino ha speso ingenti risorse economiche del Paese per questa persecuzione, e per portare avanti una massiccia propaganda mediatica di disinformazione sul Falun Gong, con il preciso scopo di fomentare l’odio del popolo cinese verso tale disciplina.

«Queste cose hanno cominciato ad avvenire in Cina nel momento in cui l’occidente ha firmato una cambiale in bianco verso Pechino, la cambiale della accettazione della Cina nell’Organizzazione mondiale del Commercio sulla base di dieci impegni fondamentali, apertura di mercato, modifica del sistema dei prezzi, sussidi dell’industria pubblica e tutto quello che riguarda l’economia di mercato. Ha firmato questi dieci impegni e li ha violati dal primo all’ultimo negli ultimi vent’anni; e negli stessi giorni, negli stessi mesi in cui si stava perfezionando questa missione della Cina all’Organizzazione mondiale del Commercio, veniva scatenata questa atroce repressione contro il Falun Gong.
Ecco tutto questo la dice lunga, perché più continuiamo a essere conniventi, più facciamo gesti di benvenuto, “benvenute aziende cinesi, venite da noi, sì mettiamoci sulla Via della seta, regaliamogli il porto di Trieste o di Vado Ligure”, continuiamo a fare delle cose in tutte le sedi multilaterali che piacciono a governo Cinese… piu facciamo questo, più facciamo danno alla democrazia e all’autonomia di Hong Kong, più mettiamo in pericolo Taiwan e mettiamo in pericolo la nostra stessa libertà», conclude l’ambasciatore Giulio Terzi.

 
 
 

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