Roma, Pompeo sostiene la libertà religiosa. Scintille con il Vaticano

Di Marco D'Ippolito

La libertà religiosa è stata al centro dei discorsi del segretario di Stato Mike Pompeo, venuto il 30 settembre in Italia – sostengono molti analisti – per scoraggiare governo e Vaticano dall’avvicinarsi troppo al regime cinese.

Tanti i dossier sul tavolo negli incontri con il governo italiano: dal 5G, ai rapporti con la Cina, fino alla Libia e all’avvelenamento di Navalny in Russia. E si fa sempre più complessa la situazione con il Vaticano, soprattutto dopo che il Papa ha annunciato di non voler ricevere il segretario di Stato americano per via delle imminenti elezioni americane.

Ma il vero oggetto della discordia sono le relazioni con la Cina, o meglio con il Partito Comunista Cinese. Nelle ultime settimane è stato annunciato infatti che il Vaticano è pronto a riconfermare un accordo provvisorio siglato nel 2018 con il Pcc sulla nomina dei vescovi, una questione che in passato aveva portato alla cessazione di ogni relazione diplomatica tra Cina e Vaticano, sin dal 1951.

È stato proprio Papa Francesco a concedere per la prima volta al Pcc ciò che chiedeva da tempo: l’autorità formale di nominare autonomamente i vescovi in Cina, senza l’‘interferenza’ del Papa. In questo modo la Chiesa cattolica ha guadagnato, con modalità non chiare data la segretezza dell’accordo, il permesso di esistere legalmente in Cina. Per molto tempo è esistita una ‘chiesa ufficiale’ con vescovi nominati dal Pcc e una clandestina, i cui vescovi erano nominati dal Papa (a volte, lo stesso vescovo era accettato sia dal Vaticano che dal Pcc). Ora il Vaticano sembra essere intenzionato a risolvere questo conflitto, ma secondo Pompeo proseguire su questa strada sarebbe un errore imperdonabile.

«In nessun luogo oggi la libertà religiosa è sotto attacco più che in Cina»

Nella mattinata di mercoledì si è svolto un simposio sulla libertà religiosa organizzato all’Hotel Excelsior dall’Ambasciata Usa presso la Santa Sede. Pompeo ha aperto il suo discorso ricordando la storia di Bernhard Lichtenberg, un prete tedesco che negli anni ‘30 si oppose con forza al regime nazista e aiutò la popolazione ebraica con ogni mezzo, anche a costo della sua stessa vita: «Padre Lichtenberg ha lasciato un’incredibile testimonianza morale, e nel 2004 è stato onorato dallo Stato di Israele come uno dei Giusti tra le Nazioni, un non ebreo che ha rischiato la propria vita per salvare gli ebrei dai nazisti. Oggi, mentre pensiamo a quell’uomo, esorto tutti i leader religiosi a mostrare una simile testimonianza di moralità e coraggio in difesa della libertà religiosa, per la dignità umana e per la pace».

All’incontro erano presenti anche monsignor Paul Gallagher, segretario vaticano per i rapporti con gli Stati e Pietro Parolin, segretario di Stato di Sua Santità. Pare però che i due non abbiano gradito l’intervento di Pompeo, che sebbene non contenesse nessun riferimento diretto all’imminente accordo tra Vaticano e Pcc, ha esposto con chiarezza diverse ragioni per cui il Vaticano non dovrebbe siglarlo.

Il problema è che oggi – secondo Pompeo – buona parte dell’umanità «vive in Paesi dove la libertà religiosa è limitata, come l’Iran, la Nigeria, Cuba e tanti altri». Il Dipartimento di Stato statunitense, ha fatto notare Pompeo, spende ogni anno moltissime risorse per documentare queste orribili situazioni.

Poi – avvicinandosi al punto più cruciale e delicato del suo discorso – ha sottolineato che «in nessun luogo oggi la libertà religiosa è sotto attacco più che in Cina. Questo perché, come in tutti i regimi comunisti, il Partito Comunista Cinese si considera la massima autorità morale»

«Un Pcc sempre più repressivo, spaventato dalla sua stessa mancanza di legittimità democratica, lavora giorno e notte per spegnere la lampada della libertà, soprattutto quella religiosa, su una scala orribile».

Ma monsignor Gallagher, secondo quanto riportato da gran parte della stampa italiana, ha dichiarato di scorgere nel discorso di Pompeo il tentativo di strumentalizzare il Papa e che proprio questa «è una delle ragioni per cui il Papa non lo riceve».

Ad ogni modo la realtà, come Epoch Times documenta da oltre un decennio, è che le violazioni dei diritti umani continuano ad essere diffusissime all’interno della Cina e che la libertà religiosa non esiste, come testimoniano di fatto anche le stesse trattative diplomatiche tra il Vaticano e il Pcc.

Negli ultimi mesi la comunità internazionale ha prestato particolare attenzione alla persecuzione dei musulmani uiguri nella regione cinese dello Xinjiang, ma Pompeo ha precisato che purtroppo non si tratta delle uniche vittime: «Il Partito Comunista Cinese ha martoriato ogni comunità religiosa in Cina: chiese protestanti, buddisti tibetani, i seguaci del Falun Gong e altri».

Per poi sottolineare che naturalmente neanche i cattolici sono stati risparmiati: «Chiese e santuari cattolici sono stati profanati e distrutti. Vescovi cattolici come Augustine Cui Tai sono stati imprigionati, come anche preti e laici».

«Le autorità ordinano ai residenti di sostituire le immagini di Gesù con quelle del presidente Mao e del segretario generale Xi Jinping».

Pompeo ha quindi dichiarato: «Dobbiamo sostenere coloro che chiedono libertà nel nostro tempo, come ha fatto padre Lichtenberg».

«Ora, gli Stati Uniti possono e fanno la loro parte nel parlare a favore degli oppressi, sebbene anche noi potremmo fare di più. Ma lavoriamo duramente per far luce sugli abusi, punire i responsabili e incoraggiare gli altri a unirsi a noi in questa difesa».

Il segretario di Stato americano ha anche sottolineato che i leader dei Paesi democratici cambiano e possono essere influenzati dagli interessi materiali, ma che invece «la Chiesa è in una posizione diversa. Le considerazioni terrene non dovrebbero scoraggiare posizioni di principio basate sulle verità eterne».

Dal canto suo, il segretario di Stato Parolin ha dichiarato al margine del simposio che «la difesa e la promozione della libertà religiosa e oltre che della pace nel mondo è lo scopo principale della diplomazia pontificia. Noi esistiamo per questo, nel momento in cui non difendessimo la libertà religiosa verremmo meno alla nostra natura e alle nostre finalità».

Nel suo intervento però non ha fatto alcun riferimento diretto alla situazione della libertà religiosa in Cina, un fatto che ha poi spiegato ai giornalisti – come riportato da Rainews – affermando: «Non mi avete sentito pronunciare la parola ‘Cina’? Non mi avete sentito pronunciare nessun nome di nessun Paese: questa è la prassi della diplomazia vaticana, non pronunciare nomi e biasimi è uno dei principi della diplomazia vaticana, normalmente».

Pompeo invece ha citato più volte Papa Giovanni Paolo II e il suo impegno contro l’oppressione dei regimi autoritari, e ha rivolto un chiaro appello alla Santa Sede e ai leader religiosi di tutto il mondo: «È mia fervida speranza che i leader musulmani si esprimano a favore degli uiguri e degli altri musulmani oppressi in Cina, compresi i kazaki e i krygyz. Anche i leader ebrei devono difendere la comunità ebraica in declino nello Yemen. I leader cristiani hanno l’obbligo di parlare a nome dei loro fratelli e sorelle in Iraq, in Corea del Nord e a Cuba».

«Invito ogni leader religioso a trovare il coraggio di affrontare le persecuzioni religiose contro le proprie comunità, così come padre Lichtenberg ha fatto anche per i fedeli di altri credi».

«Papa Giovanni Paolo II ha testimoniato le sofferenze del suo gregge e ha sfidato la tirannia. Così facendo, ha dimostrato come la Santa Sede può muovere il nostro mondo in una direzione più umana, come quasi nessun’altra istituzione».

 
 
 

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