Salvare lo sport femminile dalle incursioni transgender

Di Walter Block

L’autore dell’articolo, Walter E. Block, detiene la cattedra di economia alla Loyola University di New Orleans. È anche uno studioso a contratto presso il Mises Institute e l’Hoover Institute.

 

Ancora una volta le femministe sono illogiche.

Al giorno d’oggi, le femministe sono tutte allarmate per l’introduzione negli sport femminili di maschi che si dichiarano femmine. E questa non è affatto una preoccupazione irragionevole. Perché, se incoraggiati, o anche solo se a loro verrà consentito, gli atleti transgender segneranno la fine delle competizioni atletiche femminili. Il dato di fatto biologico è che i ragazzi, che si dichiarino femmine o no, sono più forti, più veloci, e più agili delle ragazze. Questo dà loro un enorme vantaggio competitivo praticamente in tutti gli sport.

Ad esempio, quasi 300 ragazzi delle scuole superiori possono battere il record mondiale femminile nel quarto di miglio. Disparità simili tra ragazzi adolescenti e campioni olimpici femminili esistono in molte altre distanze su pista, eventi sul campo e nel nuoto. John McEnroe ha notoriamente ipotizzato che se Serena Williams, una delle migliori tenniste di sempre, fosse entrata nella competizione maschile, si sarebbe classificata intorno al 700° posto.

L’ultimo episodio riguarda la sollevatrice di pesi neozelandese Laurel Hubbard, che in precedenza sollevava pesi in quanto maschio. Le autorità olimpiche di quella nazione non hanno ancora deciso se sceglierla o meno per rappresentarle all’evento di quest’anno in Giappone, ma potrebbero anche farlo. Se lo faranno, con ogni probabilità  un punto che avrebbe potuto essere dato a una donna biologica finirà in mano a una persona nata maschio. E le femministe sono ancora una volta indignate.

(C’è solo un contro esempio alla regola generale secondo cui i migliori atleti uomini possono competere con le migliori donne: le donne sono programmate per sopportare un intenso stress fisico per 48 ore o più, che è anche il tempo necessario a volte per partorire. Bene, le ultramaratone richiedono all’incirca quel numero di ore o più per essere completate, e le donne sono in grado di competere con gli uomini in questi eventi; più lunga è la gara, migliori risultati raggiungono le donne; tuttavia sono competitive solo in questi eventi di lunghissima durata).

Ci sono ora numerosi casi registrati in cui le ragazze transgender sono entrate in gare femminili e hanno stravinto. Le femministe hanno ragione ad opporsi a questo indebolimento degli sport femminili. Fortunatamente, Stati illuminati come il Mississippi stanno ora proteggendo le giovani donne da queste invasioni ingiustificate. Il governatore repubblicano del Mississippi, Tate Reeves, ha firmato un disegno di legge a riguardo, nel mese di marzo.

Eppure, non è passato molto tempo da quando la scarpa era sull’altro piede femminista. Quando cioè chiedevano che alle ragazze fosse permesso di competere con i ragazzi in sport come il wrestling. Allora, i lottatori maschi erano inorriditi. Provenienti da famiglie tradizionali e di buona educazione, ai ragazzi veniva detto: «Non picchiare le ragazze (e non schiacciarle neanche!)». Cosa fare? Come reprimere questa incursione? Iniziando la partita sulla schiena, sdraiandosi lì, facendosi immobilizzare e permettendo alle ragazze di vincere tutte le competizioni? O prendere la strada opposta? Il primo evita l’imbarazzo e il secondo va contro il senso dell’ordine civile. Il risultato è stato un rovinare lo sport del wrestling, per gentile concessione delle femministe.

Quello che in precedenza stavano facendo ai lottatori maschi è stato fatto loro da atleti transgender. Non apprezzano affatto quest’ultima intrusione e ignorano perfettamente il fatto di essere state precedentemente colpevoli dello stesso atto di trasgressione. Com’è andato questo «mansplaining»?

E le ragazze transgender? Non devono avere arene competitive proprie? A causa del loro uso di estrogeni, sono più deboli e meno competitivi di quanto sarebbe state altrimenti, ma sono comunque molto più forti delle ragazze. E le loro controparti transgender maschili sono più forti e quindi più competitive di prima, grazie alle dosi di testosterone, ma ancora lontanissime dal livello dei maschi. No, non dovrebbero essere banditi dalla rivalità sportiva. Anche loro meritano di provare le gioie della competizione. Dovrebbero essere autorizzati a organizzare i propri eventi, sia al liceo, all’università o alle Olimpiadi. Abbiamo già le Paraolimpiadi. Perché non anche giochi di atletica per atleti transgender?

Le femministe si sono ferite con il loro stesso petardo.

 

Le opinioni espresse in quest’articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

Articolo in inglese: Saving Girls’ Sports



 
 
 

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