Inizia la segregazione dei non vaccinati, tutte le date e le restrizioni previste dal nuovo decreto

Di Marco D'Ippolito

Con l’ultimo decreto-legge varato dal governo Draghi inizia di fatto una vera e propria segregazione dei non vaccinati, che a partire dal 10 gennaio saranno sempre più esclusi ed emarginati dalla vita sociale, o almeno questo è quanto stabilito dal governo, che prevede multe e sanzioni per no-vax e per i loro eventuali ‘fiancheggiatori’.

Molti giornalisti lo hanno definito un ‘lockdown dei non vaccinati’, che prevede la graduale e quasi totale esclusione sociale, nonché la criminalizzazione di parte delle persone che hanno sinora scelto di non vaccinarsi. Nel decreto è infatti previsto anche l’obbligo vaccinale per gli ultracinquantenni, che se risulteranno ancora non vaccinati il primo febbraio riceveranno automaticamente una multa di 100 euro, una tantum, da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Ma vediamo nel dettaglio quali sono le prossime tappe della stretta governativa sui non vaccinati.

Dal 10 gennaio e fino alla prossima scadenza dello stato di emergenza, 31 marzo 2022, i non vaccinati non potranno accedere, neanche dopo aver effettuato un test per il covid, ai seguenti luoghi:
– Treni, aerei, navi
– Trasporto locale: autobus, tram e metropolitane
– Alberghi e strutture ricettive
– Ristoranti e bar (anche all’aperto)
– Feste legate a cerimonie civili o religiose
– Centri congressi
– Centri culturali, sociali e ricreativi (anche all’aperto)
– Centri sportivi e benessere (anche all’aperto)
– Impianti di risalita turistici
– Sagre e fiere
– Cinema e teatri (come già previsto dai precedenti decreti)

Dal 20 gennaio si potrà invece entrare dal barbiere, parrucchiere e nei centri estetici solo esibendo il green pass base; quindi le persone che insistono a non vaccinarsi potranno ancora tagliarsi i capelli, ma solo effettuando un tampone con esito negativo.

Mentre dal 1° febbraio il green pass base dovrà essere richiesto all’ingresso di tutti i negozi aperti al pubblico, fatta eccezione delle attività che vendono prodotti essenziali, come alimentari e farmacie. Sempre dal primo febbraio, la certificazione verde diventerà obbligatoria anche per effettuare colloqui in presenza con detenuti e internati negli istituti penitenziari.

Un’altra novità presente nel decreto riguarda gli avvocati, ai quali verrà richiesto sin da subito il green pass base per accedere ai tribunali. Lo stesso vale anche per i consulenti e i periti legali, ma rimangono invece esentati dall’obbligo i testimoni e le parti del processo.

Inoltre, l’obbligo vaccinale è stato esteso dal governo anche al personale delle università e delle istituzioni di alta formazione artistica.

Resta ovviamente da vedere in che misura le norme varate dal governo verranno applicate nella realtà, da parte ad esempio degli esercenti delle attività commerciali che dovrebbero richiedere la certificazione verde ai propri clienti, per poi cacciare fuori dal proprio negozio chi non la possiede.

Obbligo per gli over 50

Uno dei punti più dibattuti del nuovo decreto riguardo l’obbligo di vaccinazione per tutte le persone residenti sul suolo italiano che abbiano compiuto 50 anni, pena una multa ‘una tantum’ da 100 euro che scatterà a partire dal 1° febbraio e che verrà commutata direttamente dall’Agenzia delle Entrate dopo aver incrociato i dati relativi alle vaccinazioni con gli enti sanitari locali.

Ma la misura economicamente e socialmente più pesante per gli ultracinquantenni non vaccinati consiste nel fatto che il nuovo decreto fa loro divieto di accedere ai luoghi di lavoro nell’ambito dell’intero territorio nazionale, a partire dal 15 febbraio; non basterà quindi più il solo green pass base. A partire da tale data chi venisse trovato sul luogo di lavoro senza aver fatto il vaccino anti-Covid rischierà una sanzione da 600 a 1.500 euro, che si applicherebbe poi anche al datore di lavoro reo di non aver vigilato sull’applicazione della normativa.

D’altra parte la sanzione automatica di 100 euro è stata criticata da molti virologi per essere troppo bassa, oltre che tardiva, con Matteo Bassetti che la ha definita addirittura una «presa in giro per i vaccinati», mentre Roberto Burioni ha parlato di «grottesca buffonata», sempre riferendosi al suo importo irrisorio.

Tuttavia, la multa rappresenta un cambiamento in linea di principio non indifferente: si tratta della prima vera aperta criminalizzazione legale delle persone che non vogliono vaccinarsi, che fino ad ora avevano comunque potuto persistere nella loro scelta senza infrangere alcuna legge, seppure con forti disagi e limitazioni.

Dal canto suo, il microbiologo Andrea Crisanti ha criticato l’obbligo per gli ultracinquantenni durante un’intervista con Affaritaliani.it, definendolo inutile da un punto di vista sanitario e simile a un trattamento sanitario obbligatorio illegittimo: «Se tu obblighi una persona a vaccinarsi direttamente o indirettamente sennò perde il lavoro di fatto, non può lavorare, non può mantenere la famiglia, siamo in un trattamento sanitario obbligatorio».

E sull’ondata delle nuove imposizioni governative, stanno anche riprendendo vigore le proteste contro le restrizioni delle libertà legate all’emergenza Covid. La manifestazione che più ha fatto notizia è stata sinora quella di sabato 8 gennaio a Torino, dove è salito sul palco il giurista e professore universitario Ugo Mattei che ha definito completamente incostituzionale l’operato del governo e ha tracciato un lungo parallelo storico con l’ascesa del fascismo in Italia.

Sul fronte degli oppositori rimane attivo il deputato Gianluigi Paragone, che sta continuando ad organizzare raccolte firme per invalidare il sistema del green pass e ha annunciato l’8 gennaio un’azione legale contro l’Aifa (in merito a una questione di accesso agli atti) e un’altra contro il premier Mario Draghi per «violenza privata» in merito all’ultimo decreto-legge.

Anche Stefano Puzzer, portavoce dei portuali triestini salito alla ribalta negli ultimi mesi, sta continuando nel suo attivismo anti green pass, ed è ora impegnato in una «marcia da Venezia a Roma per difendere la libertà», partita il 6 gennaio in compagnia dell’ex magistrato Paolo Sceusa, che ha dichiarato per l’occasione: «Tutti possono seguirci, da qualsiasi punto del percorso, devono però provvedere a vitto e alloggio perché questa non è una gita organizzata. L’idea di alzarmi dal divano e cominciare a camminare è piaciuta a tante persone e gli ultimi obblighi imposti dal governo non fanno altro che aggiungere motivazioni alla marcia».

 
 
 

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