Segretario di Stato Usa: Taiwan deve partecipare all’Assemblea mondiale della Sanità

Di Cathy He

Taiwan nell’Assemblea Mondiale della Sanità? Secondo il segretario di Stato americano Antony Blinken, l’Oms deve invitare anche Taiwan alla prossima Assemblea: l’esclusione dell’isola danneggerebbe infatti gli sforzi internazionali per contenere la pandemia del virus del Pcc, meglio noto come nuovo coronavirus.

Tra il 2009 e il 2016, Taiwan ha partecipato come osservatore all’Assemblea Mondiale della Sanità (Ams), l’organo decisionale dell’Oms, finché il Paese non è stato escluso nel 2017 a causa delle pressioni di Pechino. Il regime cinese si oppone alla partecipazione di Taiwan negli organismi internazionali perché considera l’isola come parte del suo territorio, sebbene di fatto abbia un proprio governo democratico, completamente indipendente dal regime comunista del Pcc, da oltre settant’anni.

Nel suo comunicato del 7 maggio, Blinken ha dichiarato: «Non c’è alcuna giustificazione ragionevole per la continua esclusione di Taiwan da questo forum».
«La salute globale e le problematiche della sicurezza sanitaria globale non sono legate ai confini né riconoscono le dispute politiche – ha aggiunto – Taiwan offre contributi preziosi e lezioni apprese dal suo approccio a queste problematiche».

In effetti, Taiwan è stata lodata in varie occasioni per il suo successo nell’arginare la diffusione del virus del Pcc (Partito Comunista Cinese), comunemente noto come nuovo coronavirus. L’isola, con una popolazione di 24 milioni di persone, ha registrato appena 1.173 casi di contagio e 12 morti dall’inizio della pandemia. E questo nonostante sia geograficamente molto vicina alla Cina continentale e alla città di Wuhan, il ground zero della pandemia.

Blinken vuole che i leader dell’Oms si rendano conto che escludere Taiwan – e quindi il suo popolo – dall’Ams «serve solo a mettere a repentaglio, e non a far progredire» gli obiettivi di salute globale condivisi dai Paesi di tutto il mondo.

L’esclusione di Taiwan, afferma Blinken, sarebbe anche «dannosa per i nostri sforzi internazionali collettivi per tenere la pandemia sotto controllo e tutelare la salute in futuro».

La dichiarazione di Blinken arriva peraltro nel mezzo di crescenti attenzioni verso l’influenza di Pechino sull’Oms. Gli Stati Uniti, sotto l’ex presidente Donald Trump, si erano ritirati dall’organo a causa di queste preoccupazioni, sostenendo che l’Oms abbia reiterato le dichiarazioni di Pechino minimizzando la gravità del focolaio iniziale in Cina, e alimentando così la diffusione globale del virus.

Ad ogni modo, il presidente Joe Biden ha invertito la rotta rientrando nell’organizzazione e sostenendo che gli Stati Uniti stiano andando nella giusta posizione per riformare l’Oms dall’interno.

Il 30 marzo, l’Oms ha rilasciato una relazione secondo cui sarebbe «estremamente improbabile» che il virus del Pcc sia fuoriuscito da un laboratorio, confermando così le dichiarazioni di lunga data di Pechino, secondo cui l’Istituto di virologia di Wuhan non avrebbe alcun legame con le origini della pandemia. La relazione si è basata sui risultati di un team di esperti cinesi e stranieri che hanno visitato Wuhan all’inizio di quest’anno.

Tuttavia, la relazione è stata pesantemente criticata. Dopo la sua pubblicazione, 14 nazioni tra cui gli Stati Uniti, il Canada e il Regno Unito hanno rilasciato una dichiarazione congiunta che ha messo in discussione la validità della stessa e chiesto una «analisi e valutazione trasparente e indipendente».

Il deputato statunitense Ami Bera (D-Calif.) ha applaudito la posizione presa da Blinken, affermando che Taiwan è stato un «partner forte» nella lotta per contenere il virus.

«Non c’è motivo per cui dovrebbe essere impedito loro di condividere la loro esperienza con il mondo», ha scritto Bera su Twitter venerdì.

L’Ams, in ogni caso, si terrà online dal 24 maggio al 1° giugno.

 

Articolo in inglese: Blinken Calls for Taiwan’s Participation in WHO’s World Health Assembly

 
 
 

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