Si può sfuggire al destino? (parte 2)

Di James Sale

Abbiamo discusso nella Parte 1 di come il fato o il destino sembri essere una parte ineluttabile della condizione umana. Infatti, nei miti pagani, anche gli stessi dei, incluso Zeus, sembrano essere soggetti al suo potere, sebbene ci sia anche la possibilità di evitare una catastrofe facendo la cosa giusta.

Zeus stesso evitò di essere sconfitto grazie alla profezia che il figlio della ninfa Teti, che stava pensando di mettere incinta, sarebbe stato più grande di suo padre. Per sicurezza Zeus fece sposare la ninfa con un umano, Peleo, il cui figlio fu il grande guerriero Achille; ma essendo solo umano, Achille non costituiva una minaccia alla supremazia di Zeus.

Forse a questo punto potrebbe essere utile fare una distinzione tra ‘fato’ e ‘destino’, e questa distinzione si basa sulle connotazioni di queste parole. Il fato, non sempre ma spesso, ha una connotazione negativa: È come una trappola da cui non possiamo scappare, come quando diciamo che qualcosa o qualche situazione è fatale. Arriva su di noi indipendentemente da ciò che facciamo e può essere o non essere per il nostro bene. Nella prima parte abbiamo commentato la storia di Achille,  dicendo che in un certo senso ha scelto il suo fato, ma secondo Omero, si rivela essere un fato sfortunato perché Achille è infelice nell’Ade.

Il destino, invece, contiene il senso non solo di uno scopo raggiunto (Achille lo ha certamente raggiunto come guerriero) ma anche di uno scopo più alto. Eracle ha sofferto, massicciamente, ma come risultato del suo contributo agli dei (e all’umanità), è stato elevato al cielo, sia come costellazione che sul Monte Olimpo, la casa degli dei.

Sembrerebbe, quindi, che dobbiamo evitare il nostro ‘fato’. Esempio: ‘mio padre o mia madre sono stati alcolizzati o drogati (o qualsiasi altra cosa) e quindi sono destinato a un certo tipo di vita’. Questo è leggere il copione o il fato di qualcun altro come se fosse il nostro e come se fossimo impotenti nel modificarlo.

Invece, dobbiamo cercare attivamente il nostro scopo superiore o destino. Questo è quando le nostre scelte e azioni si accordano con la volontà degli dei (nella mitologia pagana) o in tempi teistici, alla volontà di Dio. C’è un destino superiore per ognuno di noi. Tuttavia, la ‘fregatura’ è questa: il destino superiore sembra sempre implicare una sofferenza acuta e l’assunzione di una responsabilità personale.

Qual è il mio destino?

La gente potrebbe chiedere: qual è allora questo destino a cui sono stato chiamato? E nel cercare di rispondere a questa domanda, dobbiamo notare una caratteristica davvero importante dei miti e delle storie di tanto tempo fa. Sia nel mito di Edipo (nella tradizione greca) che nel racconto di Giona (nella Bibbia) viene data loro una profezia, un oracolo o un avvertimento, di quale sarà il loro destino e cosa devono fare per compierlo. Detto in un altro modo, gli esseri umani non vengono lasciati incustoditi, senza avvertimenti, o lasciati ignoranti dello scopo trascendentale che li aspetta.

Nel caso di Edipo, la profezia arriva addirittura prima della sua nascita: avrebbe ucciso suo padre e sposato sua madre. Per questo motivo, il suo padre biologico, il re Laio, cerca di far eliminare suo figlio dopo la nascita, ma non ci riesce. Quando Edipo raggiunge l’età adulta, viene a conoscenza della profezia che lo riguarda e assumendosi la responsabilità personale per contrastare l’oracolo, fugge il più lontano possibile dalla possibilità di realizzarla. Ma purtroppo è cieco alla sua vera situazione: è la fuga stessa a metterlo sulla strada, senza volerlo, del compimento della profezia.

L’ironia di Edipo e la sua redenzione

Ciò che è ironico qui è che Edipo è, dal punto di vista della ragione e dell’intelligenza umana, una delle più grandi menti del suo tempo: risolve il famoso indovinello della Sfinge quando nessun altro ci riesce. Eppure, per quanto riguarda la sua vera situazione, è completamente cieco.

Vuole fare la cosa giusta e si assume attivamente la responsabilità, ma ogni passo che fa lo porta paradossalmente al suo fato, o forse, in detto in altro modo, al suo destino. Infatti sebbene dopo la scoperta della verità la sua sofferenza sia intensa, Edipo si assume la completa responsabilità di tutte le sue azioni, compreso l’accecarsi, riconoscendo così la colpa, e rinunciando immediatamente alla sua regalità.

La sua scomparsa finale e misteriosa nel boschetto sacro di Colono suggerisce non la fatalità, ma il destino: un’alta riconciliazione con gli dei perché ha compiuto la loro volontà. Infatti, la voce di un dio grida mentre cammina nelle profondità del boschetto sacro: «Edipo, Edipo, perché ci attardiamo. A lungo sei stato fatto aspettare». C’è redenzione nel realizzare il proprio destino.

L’opera teatrale di Sofocle ‘Edipo a Colono’ si conclude con Edipo che espia il suo peccato. ‘Edipo e Antigone’ di Franz Dietrich. Crocker Art Museum, Sacramento, California (Pubblico Dominio)

La storia di Giona

Una storia molto diversa riguarda il destino di Giona nella celebre storia della Bibbia. Sebbene sia uno dei libri più brevi dell’Antico Testamento, questa storia è sicuramente una delle più famose. Insieme ad Adamo ed Eva e all’Arca di Noè, è una di quelle storie archetipiche che risuonano nell’immaginazione in modi quasi inspiegabili.

Qui, tuttavia, troviamo Giona non esplicitamente predestinato prima della sua nascita, ma che riceve da adulto la «parola del Signore», un comando esplicito da parte di Dio di andare a Ninive e lì profetizzare contro la città; per mostrare a Ninive quale sarà il suo fato.

Il fato o il destino di Giona non sono apparentemente la questione iniziale, ma il fato dei 120 mila cittadini di Ninive, che secondo la Bibbia «non conoscono la differenza tra la loro mano destra e sinistra, così come molti animali» (cioè non sanno distinguere il bene dal male). Il loro fato è legato alla loro volontà, o meno, di sottomettersi alla volontà di Dio, il che significa abbandonare la via malvagia e pentirsi.

E anche questo sembra essere una caratteristica comune nel decidere se ci sarà un grande destino o un’ ignominioso fato: I cittadini di Ninive, compreso il re, si pentono, si vestono di tela di sacco e ricoprono di cenere e il disastro, il fatale fato, viene così evitato.

Edipo, invece, non può impedire che la profezia si realizzi, ma sottomettendosi alla volontà degli dei, si guadagna finalmente un alto destino e sembra unirsi a loro.

Ma Giona, al contrario di Edipo, si ribella alla parola del Signore. Scappa da Ninive e va a Joppa (l’attuale Tel Aviv) che si trova a centinaia di miglia nell’entroterra,  per navigare verso Tarshish, che era al limite occidentale più lontano conosciuto dagli ebrei. In altre parole, Giona va il più lontano possibile per sfuggire al comando di Dio.

‘Giona esce dalla balena’, dipinto intorno al 1600 da Jan Brueghel il Vecchio. Alte Pinakothek, Monaco di Baviera, Germania. (Pubblico Dominio)

La realizzazione di Giona, il vero profeta

Ma non sarà così, Giona non può sfuggire al destino che Dio ha ordinato per lui e qui entra in gioco la balena. Dopo essere stato inghiottito dallo stomaco del pesce, rendendosi conto che la resistenza è inutile, grida che ora è pronto a compiere il suo destino e andare a Ninive, e il pesce lo vomita fuori.

La sua predicazione, con suo disappunto, ha successo. Non ci viene detto perché il popolo e il re abbiano creduto ai suoi proclami sull’imminente giudizio di Dio, ma con un po’ di immaginazione non è forse difficile capire come fosse così convincente.

Prima di tutto, era l’emblema vivente di qualcuno che aveva sperimentato lui stesso il giudizio. Psicologicamente, quanto profondo deve essere stato per lui questo cambiamento? Come avrebbe influenzato il suo modo di parlare e la sua concentrazione mentale? Questo evento è stato tanto travolgente quanto le esperienze di Edipo.

E in secondo luogo, come deve essere stato il suo aspetto? Le persone che lavorano nei mercati del pesce sviluppano col tempo un odore molto forte. In più l’essere stato all’interno del pesce come avrebbe cambiato l’aspetto dei capelli e della carnagione di Giona? Si può supporre che la sua pelle avesse raggiunto una sorta di colorazione albina come risultato dei processi acidi interni. La famosa e presunta storia di James Bartley che nel XIX secolo fu inghiottito da un capodoglio per 36 ore, narra che quando lo recuperarono la sua pelle era stata completamente sbiancata.

Il destino di Giona non era certo quello di essere un burocrate in abito elegante. Apparve dal nulla, anche se probabilmente le voci di questo nomade pazzo e dall’aspetto selvaggio che si avvicinava a Ninive iniziarono a circolare molto prima del suo arrivo effettivo.

Se ci pensiamo, la strana realtà è che se Giona avesse inizialmente obbedito al comando di Dio e fosse andato a Ninive a predicare, probabilmente non sarebbe stato riconosciuto come un messaggero di Dio. Perché la volontà di Dio, il destino di Giona e quello di Ninive, si realizzasse, Giona dovette rifiutare il comando. Solo attraverso la sua sofferenza avrebbe potuto realizzarlo.

Questo porta all’osservazione finale che c’è molto in comune tra Edipo e Giona: Entrambi ricevono una rivelazione divina ed entrambi fuggono dai loro rispettivi oracoli. Infatti, entrambi cercano di allontanarsi il più possibile dalla realizzazione della profezia, solo per scoprire che così facendo, la realizzano. Entrambi alla fine si conformano alla volontà divina.

Cioè, per quanto a malincuore e date le loro circostanze, hanno scelto liberamente il loro destino una volta che hanno capito al di là di ogni repulsione personale che era divinamente voluto. A quel punto, entra in gioco una meravigliosa sinergia. Come osserva Patrick Harpur nel suo libro A Complete Guide to the Soul, «Il libero arbitrio si sposa con il destino, per cui ciò che è scelto liberamente è anche stabilito per sempre».

Questo matrimonio del nostro libero arbitrio con l’ordine divino è ciò che costituisce la realizzazione del nostro destino, e l’alternativa è il fato e una storia fatale. Scoprire il nostro ordine divino è lo scopo centrale della nostra vita e genera così la missione della nostra vita.

 

Articolo in inglese    Arts and Culture: Can One Avoid Fate? Part 2: Fate Versus Destiny

 

 
 
 

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