Sopravvissuto alle torture cinesi racconta la sua esperienza: il Pcc è «come un veleno»

Di Eva Fu

Washington – Il mondo non dovrebbe mai fidarsi del Partito Comunista Cinese (Pcc), ma vederlo per quello che è: «il più grande gruppo terroristico e mafioso» del pianeta. Lo sostiene un ex prigioniero di coscienza che è stato rinchiuso e torturato per quasi un decennio a causa del suo credo.

«Come il veleno o l’acido solforico, ti danneggerà non appena lo tocchi», ha afferamato Wang Weiyu a Epoch Times.

Mentre era imprigionato in una serie di luoghi di detenzione cinesi negli anni 2000, Wang ha infatti sperimentato quanto male può infliggere il regime comunista.

In queste strutture, ha subito una serie di torture fisiche e psicologiche, tutte progettate per costringerlo a rinunciare alla sua fede nella pratica spirituale del Falun Gong: «Ogni volta che vuoi definire il loro limite morale, te ne pentirai e ti pentirai ingenuamente. Semplicemente non hanno una linea di base. Non c’è niente che non possano fare» ha detto Wang dei suoi torturatori, aggiungendo che è in queste tane oscure che il regime comunista «rivela il suo vero volto».

Wang, ormai quarantenne e residente negli Stati Uniti, ha trascorso la maggior parte dei suoi trent’anni imprigionato in Cina ed ha condiviso la sua storia al Summit internazionale sulla libertà religiosa a Washington il 13 luglio.

Praticante del Falun Gong Wang Weiyu parla a un panel durante il Summit Internazionale sulla Libertà Religiosa a Washington il 13 luglio 2021. (Sherry Dong/The Epoch Times)

Il Falun Gong, una disciplina che include esercizi meditativi e una serie di insegnamenti incentrati sui principi di Verità, Compassione e Tolleranza, era liberamente praticato nei parchi e nelle scuole di tutta la Cina negli anni ’90, con un numero di aderenti che nel 1999 avevano raggiunto dai 70 ai 100 milioni. Tuttavia, il Pcc ha visto questa popolarità come una minaccia al suo controllo autoritario, e nel luglio 1999 ha lanciato una vasta campagna di persecuzione.

Poco dopo,  il giovane Wang, all’epoca studente di dottorato, si è trovato nel mirino di una campagna repressiva in stile ‘Rivoluzione Culturale’. Decine di suoi compagni di classe lo hanno criticato a turno per più di due ore. Un caro amico del college di Wang si è alzato in piedi e ha minacciato di «pugnalarlo a morte» se non avesse rinunciato al Falun Gong: «Non avevo idea che la propaganda potesse cambiare una persona in modo così drammatico», ha raccontato nel suo discorso al vertice.

Nato nella provincia dello Shandong, nella Cina orientale, Wang ha iniziato a praticare la disciplina spirituale presso la Tsinghua di Pechino, una prestigiosa università dove ha conseguito un dottorato in ingegneria ottica. Wang ricordava di essere stato così affascinato dagli insegnamenti morali contenuti nel testo introduttivo del Falun Gong, che ha finito a leggere il libro di 330 pagine in poche ore. Lui e circa 500 studenti e insegnanti a Tsinghua meditavano ogni giorno in gruppi nel campus.

Ma sono passati solo tre anni, prima che la sua vita venisse sconvolta a causa della persecuzione. Wang è stato sospeso da scuola due volte e alla fine è stato espulso a causa delle sue convinzioni.

Nel 2002, un gruppo di agenti di polizia in borghese ha attaccato Wang mentre camminava per strada, facendogli cadere gli occhiali dalla faccia e picchiandolo sulla testa. È poi stato mandato in una struttura ufficialmente chiamata «centro di formazione legale», nota tra i dissidenti come ‘centro di lavaggio del cervello’. Il primo giorno lì, quattro o cinque «istruttori» lo hanno percosso per circa 11 ore e colpito con manganelli elettrici su tutte le parti del suo corpo, comprese le punte delle dita. Una delle guardie, un uomo che si trovava vicino, ha scaricato completamente la batteria del suo manganello elettrico su di lui: «Il pavimento era inizialmente asciutto, ma quando sono uscito, stavo camminando su una pozza d’acqua», ha raccontato. Era il sudore che era sceso dal suo corpo durante la sessione di tortura.

Wang spiega: «Forse avete visto come picchiano i praticanti nei documentari o nei film. Vi dico, per quanto realistico sia, non mostra nemmeno il 5 percento di ciò che è realmente accaduto».

Per i successivi sei mesi, è stato messo in un’unica cella dove veniva strettamente monitorato. Di giorno, era costretto a sedersi immobile su uno stretto sgabello da bar. Di notte, si addormentava sotto il suono delle percosse e delle urla delle vittime della tortura.

Wang è stato poi trattenuto nei centri di detenzione e nelle carceri. In tutte le strutture, ai detenuti del Falun Gong è stato riservato un trattamento particolarmente crudele. Gli altri detenuti, compresi i minorenni, venivano incoraggiati a compiere atti di violenza contro i praticanti, mentre mostrare gentilezza ai praticanti significava rischiare una punizione.

Wang Weiyu pratica gli esercizi del Falun Gong in un parco pubblico nel Michigan nel maggio 2021. (Per gentile concessione di Wang Weiyu)

Un giorno, al centro di detenzione di Chaoyang a Pechino, Wang ha sentito i medici discutere di un metodo di tortura comune chiamato alimentazione forzata, una procedura spesso usata sui detenuti in sciopero della fame: un tubo viene inserito nel naso per arrivare allo stomaco. Un’infermiera, che sembrava avere circa 20 anni, ha chiesto a un medico come inserire un tubo per infliggere più dolore ai praticanti.

Wang ha anche notato che alcuni guardiani del centro stavano studiando libri sui pazienti affetti da malattie mentali, tranne per il fatto che il loro obiettivo non era curare i detenuti, ma escogitare modi per «condurti alla follia».

Durante un periodo in una prigione di Pechino, Wang e altri detenuti sono stati trasformati in «schiavi moderni». Hanno piantato ravanelli, incartato caramelle e realizzato pirottini di carta per muffin. Un amico di Wang, durante la cucitura di un pallone sportivo, si è forato accidentalmente un occhio e ha perso definitivamente la vista.

Wang ha ricordato un direttore che si vantava: «Se vengono dei gruppi internazionali, quello che possono vedere è una bellissima prigione e quello che possono sentire sono solo lodi». Durante un raro giro di ispezione, un ispettore donna ha cercato di avvicinarsi a Wang, ma un carceriere è corso bruscamente verso di lei e l’ha interrotta.

Fuggito negli Stati Uniti nel 2013, Wang vede la possibilità di fare la differenza dall’esterno. Una volta, un direttore che era stato inondato da lettere dall’estero, che gli chiedevano di smettere di perseguitare i praticanti del Falun Gong, ha chiesto a Wang di farli smettere.

È stato un momento rivelatore per l’allora detenuto. Gli è venuto in mente che i suoi aguzzini «hanno paura di qualcosa dopotutto. L’oscurità ha sempre paura di essere esposta alla luce», ha concluso Wang.

 

Articolo in inglese: Stay Away From the CCP, It’s ‘Like Poison’: Chinese Torture Survivor Tells the World

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