Torna l’educazione civica a scuola

Il 2 maggio la Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità la proposta di legge per l’introduzione dell’educazione civica come materia curricolare nella scuola primaria e secondaria, per un totale di 33 ore annue, ovvero un’ora alla settimana.

La legge, che dopo essere approvata dal Senato dovrebbe entrare in vigore già a settembre, prevede la valutazione in pagella della materia a partire dalle scuole elementari, nonché la sua inclusione nell’esame di Stato di terza media.

L’esatto contenuto dell’insegnamento di educazione civica verrà definito solo nei prossimi mesi dal Ministero dell’Istruzione, ma secondo i promotori sarà centrato sulla Costituzione italiana e sullo studio dei diritti e dei doveri che essa prevede per ogni cittadino. Non è prevista l’istituzione di insegnanti specifici: secondo il testo della proposta le 33 ore verranno ripartite tra i «docenti dell’area storico-geografica nelle scuole primarie e secondarie di primo grado e tra i docenti dell’area economico-giuridica nelle scuole secondarie di secondo grado».

Tra gli emendamenti approvati ha invece fatto discutere l’abolizione degli articoli dal 412 al 414 del decreto Regio n.1298 del 1927, che regolano dettagliatamente i mezzi disciplinari che gli insegnanti delle scuole elementari possono adottare nei confronti degli studenti che manchino ai loro doveri. Abolizione che comporterebbe dunque l’impossibilità per gli insegnanti di adottare provvedimenti disciplinari come l’ammonizione verbale (sgridata), la nota sul registro con comunicazione scritta ai genitori, la sospensione dalla scuola da uno a dieci giorni di lezione, l’esclusione dagli scrutini o dagli esami della prima sessione, e nei casi più gravi l’espulsione dalla scuola con la conseguente perdita dell’anno scolastico.

La notizia ha conquistato i titoli dei giornali e ha acceso il dibattito tra favorevoli e contrari; tuttavia, secondo l’onorevole Capitanio, primo firmatario della legge, si tratta più che altro di «note di colore che accompagnano l’approvazione di provvedimenti storici». Secondo l’onorevole, «i provvedimenti e le segnalazioni rimarranno ma verrà rafforzato il cosiddetto patto di corresponsabilità tra le scuole e le famiglie».

Un altro punto delicato riguarda la clausola di invarianza finanziaria secondo cui dall’attuazione di questa legge non dovranno derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, cosa che secondo i critici non potrà che aggravare la già precaria condizione economica degli insegnanti e delle scuole.

 
 
 

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