Sgominato maxi traffico di rifiuti Italia-Cina, l’operazione della Gdf di Pordenone

La Guardia di Finanza (Gdf) di Pordenone ha annunciato mercoledì di aver smantellato un complesso sistema di riciclaggio di denaro e traffico illecito di rifiuti ferrosi che permetteva a gruppi criminali di trasferire enormi quantità di denaro illecito tra l’Italia e la Cina.

Secondo il comunicato ufficiale, l’indagine di tre anni, coordinata dalla procura antimafia di Trieste, rivela i grandi sforzi fatti dalle bande criminali per riciclare i proventi illeciti. La polizia l’ha denominata ‘Operazione Via della Seta’.

Il caso ha portato allo scoperto una rete di imprese che tra il 2013 e il 2021 hanno venduto circa 150 mila tonnellate di rottami metallici, tra cui rame, ottone e alluminio, provenienti da varie fonti, aggirando le norme ambientali ed evadendo le tasse su un giro di affari stimato in circa 300 milioni di euro.

Per far apparire il metallo legittimo agli acquirenti finali, alcune aziende della Repubblica Ceca e della Slovenia producevano documenti falsi che attestavano che il materiale era stato acquistato in Cina. Per rendere più credibile la documentazione, hanno persino inviato circa 150 milioni di euro verso banche cinesi come pagamenti apparenti.

La polizia ha dichiarato che le operazioni di sorveglianza hanno mostrato che quando il denaro arrivava in Cina, gli uomini d’affari italiani ricevevano grandi quantità di denaro contante in Italia. In un’occasione, 200 mila euro in contanti sono stati consegnati in una busta della spesa.

«Senza le intercettazioni, la sorveglianza e, soprattutto, le microcamere, non saremmo mai riusciti a scoprire questo sistema», ha dichiarato il colonnello Stefano Commentucci, capo della guardia di finanza di Pordenone.

La polizia specifica di aver messo formalmente sotto inchiesta 58 persone, di aver effettuato cinque arresti e sequestrato preventivamente 66 milioni di euro. Tuttavia, le indagini sono ancora in corso, soprattutto sulle operazioni cinesi.

La parte cinese disponeva di «ingenti risorse finanziarie in denaro contante, buona parte frutto di economia sommersa (attività lavorativa in nero ovvero proventi non dichiarati al fisco) nonché altre attività di tipo criminoso», ma incontrava ostacoli logistici e legali nel riportare il denaro in sicurezza in patria.

«Siffatta alleanza consentiva alle predette controparti (pur indipendentemente dedite alle proprie attività illegali) di raggiungere un punto di convergenza che consentiva mutualmente loro di raggiungere i propri obiettivi», ha scritto il Comando di Pordenone nel suo comunicato sul caso.

 

Articolo in inglese: Italy Says Busts China Money Laundering, European Metals Scam

 
 
 

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