Trump crea un sito per segnalare gli episodi di censura sui social

Il governo americano ha creato un sito web in cui è possibile segnalare casi di sospensione, ban o altri provvedimenti contro un proprio account di social media, che si ritenga siano dovuti a pregiudizi di natura politica da parte dei ‘censori’.

«Il governo Trump sta lottando per la libertà di parola online», ha comunicato la Casa Bianca su Twitter il 15 maggio. «Indipendentemente da quali siano le vostre idee, se sospettate che alla base della censura da voi subita online ci siano pregiudizi di natura politica, vogliamo saperlo!».

Il sito web, wh.gov/techbias, chiede ai visitatori il nome, l’email, un resoconto di quanto accaduto ai loro account di social media e quale sia il social media in questione.

«Le piattaforme dei social media dovrebbero promuovere la libertà di parola», afferma il sito. «Eppure troppi americani hanno subito la sospensione degli account, il ban o sono stati segnalati fraudolentemente per ‘violazioni’ poco chiare».

Il sito chiede anche il link di eventuali messaggi che abbiano innescato il provvedimento e lo screenshot di eventuali comunicazioni da parte del social media.

Secondo lo User Agreement del sito, soltanto chi risiede legalmente negli Stati Uniti e ha più di 18 anni può sottoporre le segnalazioni, e il governo americano potrà «utilizzare, modificare, mostrare, pubblicare, trasmettere, affiggere o distribuire in altri modi» tutte le informazioni fornite.

Guerra ai conservatori?

Di recente, il presidente Trump è accorso in difesa dei conservatori che sono stati censurati da aziende tecnologiche, in particolare dopo che ad inizio maggio Facebook ha bannato vari personaggi influenti.

«Questi sono gli Stati Uniti d’America, e noi abbiamo una cosa nota come libertà di parola!», ha affermato Trump in un tweet. «Stiamo monitorando e osservando, attentamente!!».

Le aziende tecnologiche coinvolte hanno negato che le loro azioni si basino su pregiudizi politici, ma hanno sempre più combattuto la cosiddetta ‘retorica dell’odio’ (hate speech), un concetto che deriva dall’ideologia del ‘politicamente corretto’, ideologia che la maggior parte degli americani non condivide. Infatti, solo il 36 per cento degli americani vorrebbe che il proprio Paese diventasse più ‘politicamente corretto’, secondo un sondaggio di NPR/PBS/Marist condotto tra il 28 novembre e il 4 dicembre.

Inoltre, le opinioni su cosa costituisca ‘retorica dell’odio’ e cosa no, sono divergenti. Secondo un sondaggio di Cato del 2017, la sinistra americana, tende a definire molte dichiarazioni come ‘portatrici d’odio’, mentre i repubblicani più facilmente valutano le stesse dichiarazioni come ‘offensive ma non portatrici d’odio’.

I conservatori sono riluttanti a chiedere un intervento del governo nella moderazione dei contenuti da parte dei social media, ma molti di loro sono preoccupati del fatto che la censura di certi commentatori di destra, i quali, per quanto controversi, sono molto popolari, potrebbe influenzare l’esito delle elezioni presidenziali del 2020.

«Tutti quelli che Facebook ha bannato hanno contribuito all’elezione di Trump. Questa è una spedizione punitiva, è una purga politica. Non ha nulla a che fare con l’odio o la ‘violazione dei termini di servizio’», ha affermato Paul Joseph Watson, reporter di InfoWars, in un video del 2 maggio a seguito della cancellazione dei suoi account di Facebook e Instagram.

 

Articolo in inglese: White House Provides Site to Report Social Media Complaints Related to Political Bias

 
 
 

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