Trump firma un ordine esecutivo contro il pregiudizio politico dei social media

Di Jack Phillips

Il 28 maggio, il presidente americano Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per contrastare quella che ha descritto come la censura dei social media; la presa di posizione è arrivata dopo che Twitter ha aggiunto degli avvisi di ‘fact checking’ sotto alcuni post del presidente.

Durante la riunione per la firma, Trump ha dichiarato che il provvedimento è stato pensato «per difendere la libertà di parola da uno dei più grandi pericoli», aggiungendo che Twitter, Facebook e Google hanno attualmente «un potere incontrollato».

L’ordine esecutivo richiede alla Federal Communications Commission (Fcc) di emettere un regolamento che spogli i social media delle protezioni garantite dalla sezione 230 del Communications Decency Act. L’ordine esecutivo proibirebbe inoltre alle agenzie federali di spendere denaro in pubblicità su piattaforme che agiscono in violazione del Primo Emendamento.

Unendosi al coro dei conservatori che accusano le aziende dei social media di avere un pregiudizio anti-conservatore e di censurare regolarmente i loro interventi, Trump ha dichiarato: «Siamo stufi» dei social media che impongono un loro «punto di vista».

Il procuratore generale William Barr, presente alla firma dell’ordinanza, ha dichiarato ai giornalisti che anche il Dipartimento di Giustizia si muoverà per fare causa alle aziende dei social media.

La vicenda è iniziata quando Twitter, a inizio settimana, ha aggiunto per la prima volta degli avvisi che invitavano i lettori a ‘verificare i fatti’ sotto due post del presidente, entrambi relativi alla possibilità di frodi elettorali in caso di votazione per corrispondenza. Twitter ha scritto su una sua pagina ufficiale che il presidente ha «falsamente affermato che la votazione per posta porterebbe a delle elezioni truccate».

Il portavoce della Casa Bianca, Kayleigh McEnany, ha dichiarato ai giornalisti che l’ordine esecutivo potrebbe essere emesso giovedì prossimo. Inoltre, la McEnany ha detto a Reuters che la Sezione 230 è uno degli scudi che proteggono le aziende dei social media, specificando che il governo sta cercando il modo di rimuovere questi scudi per fare un po’ di luce su quello che accade dietro le quinte.

Dal canto suo, il Ceo di Facebook, Mark Zuckerberg, è intervenuto su Fox News, rimproverando l’uso degli avvisi da parte di Twitter, sostenendo che le piattaforme di social media private non dovrebbero agire come «arbitro della verità» e che Facebook adotta una politica diversa da quella di Twitter: «Credo fermamente che Facebook non dovrebbe fare l’arbitro della verità di tutto ciò che la gente dice online. Le aziende private probabilmente non dovrebbero farlo, soprattutto queste piattaforme non dovrebbero essere nella posizione di farlo».

In risposta ai commenti di Trump, mercoledì sera l’amministratore delegato di Twitter Jack Dorsey ha replicato su Twitter che l’azienda non sta cercando di diventare un «arbitro della verità», ma che la «nostra intenzione è quella di collegare le dichiarazioni contrastanti e mostrare le informazioni sulla discussione, in modo che la gente possa giudicare da sola. Una maggiore trasparenza da parte nostra è fondamentale, in modo che la gente possa vedere chiaramente le motivazioni che sono dietro le nostre azioni».

 

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Articolo in inglese: Trump Signs Executive Order Targeting Political Bias in Social Media Firms

 
 
 

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