Trump impone sanzioni sui metalli iraniani

Di Ivan Pentchoukov

L’8 maggio il governo statunitense ha imposto sanzioni sulle esportazioni iraniane di metalli come ferro, acciaio, alluminio e rame, minando così la seconda principale fonte di profitto di Tehran.

L’annuncio della Casa Bianca è giunto esattamente a un anno di distanza dall’annullamento da parte di Trump dell’accordo sul nucleare siglato dall’amministrazione Obama. In seguito alla rescissione, gli Stati Uniti avevano imposto sanzioni sulle esportazioni petrolifere e petrolchimiche, che costituiscono la principale fonte di profitti del regime. I metalli invece ammontano a ben il 10 percento delle esportazioni dell’Iran.

«Per via delle nostre azioni – ha dichiarato Trump in un comunicato – il regime iraniano sta facendo molta fatica a finanziare la sua campagna di terrore violento, l’economia è entrata in una recessione senza precedenti, le entrate del governo si sono assottigliate e l’inflazione è ormai fuori controllo. Stiamo conducendo con successo la più potente campagna di pressione mai vista, e l’azione di oggi la renderà ancora più forte».

Inoltre, nei primi giorni di maggio, il governo di Trump ha annunciato che non concederà deroghe alle nazioni che continuano a dipendere pesantemente dal petrolio iraniano; l’obiettivo è ancora una volta quello di paralizzare completamente l’industria petrolifera del regime. Ad aprile il governo statunitense ha anche classificato il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica come un ‘gruppo terroristico straniero’.

Gli Stati Uniti considerano l’Iran un ‘regime canaglia’, e lo accusano di essere il principali finanziatore del terrorismo islamico radicale.

Nel 2018 Trump si è ritirato dal grande accordo tra l’Iran e diverse altre nazioni, dichiarando che l’accordo consentiva al regime di continuare a finanziare il terrorismo e sviluppare i propri missili balistici, tra le altre cose. Peraltro i servizi segreti israeliani hanno rivelato nello stesso anno che l’Iran aveva occultato un vasto archivio di ricerche sulle armi nucleari, in violazione dell’accordo.

Alcune ore prima dell’annuncio di Trump, il regime islamico ha informato gli ambasciatori di Regno Unito, Francia, Germania, Cina e Russia della sua decisione di smettere di adempiere ad «alcuni impegni» previsti dall’accordo sul nucleare. La lettera, firmata dal presidente Hassan Touhani è stata consegnata ai diplomatici dei Paesi che fanno ancora parte dell’accordo.

In risposta, le autorità del Regno Unito hanno dichiarato di essere estremamente preoccupate per l’annuncio e hanno minacciato che, qualora l’Iran si ritirasse dall’accordo, ne pagherebbe le conseguenze. La Russia invece ha accusato gli Stati Uniti.

Il portavoce del primo ministro britannico ha dichiarato: «Siamo estremamente preoccupati da questo annuncio e consigliamo all’Iran di continuare ad adempiere agli impegni previsti dall’accordo e di non intraprendere passi nella direzione opposta»

In seguito alla notizia, gli Stati Uniti hanno avanzato 12 richieste all’Iran, tra le quali quelle di porre fine al programma nucleare, di interrompere la produzione di plutonio arricchito, di garantire libero accesso agli osservatori internazionali e di sospendere lo sviluppo di missili balistici.
Il segretario di Stato Mike Pompeo ha sottolineato che gli Stati Uniti esigono le stesse cose da tutte le altre nazioni e che l’Iran non è un caso unico.

Per ora i regnanti di Tehran hanno resistito con veemenza alla pressione degli Stati Uniti. A gennaio, il regime ha effettuato senza successo il lancio di un satellite, ignorando l’avvertimento di Trump, mentre a febbraio ha testato un nuovo missile balistico.

 

Articolo in inglese: Trump Sanctions Iran’s Metal Exports

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