Trump: molto probabile la ‘grazia’ a Muhammad Ali

Donald Trump ha fatto sapere che non è avaro di grazie: dopo aver concesso il «completo perdono» a Jack Johnson, primo pugile nero della storia a essere stato accusato ingiustamente dalla magistratura americana, e dopo ad Alice Johnson, ha assicurato che ci sarebbero state «altre grazie». E infatti, poco prima di partire per il summit del G7 nel Canada, sul prato della Casa Bianca, ha dichiarato a sorpresa che pensa «molto seriamente» di graziare Muhammad Ali, il più grande pugile della storia della boxe.

Nel 1966, Ali si era rifiutato di andare a combattere nella guerra del Vietnam, per motivi religiosi e per opposizione al conflitto, ritenendo inoltre che quelle popolazioni lontane non gli avessero fatto niente di male. Alla stampa aveva dichiarato: «Nessun Vietcong mi ha mai chiamato negro». Per questa sua decisione, nel 1967 era stato condannato a cinque anni di prigione, da una giuria composta di soli bianchi.

Nel 1971, però, la Corte suprema degli Stati Uniti aveva annullato la decisione del tribunale contro il campione mondiale del ring, per un’irregolarità nelle indagini che lo riguardavano. Per questo, l’avvocato che rappresenta la vedova di Ali ha dichiarato che ormai la grazia non è più «necessaria». Tuttavia, il presidente americano vuole ora compiere un gesto simbolico.

Mohammed Ali è considerato il più grande pugile di tutti i tempi. Ha vinto tre titoli nella categoria dei pesi massimi e l’oro alle Olimpiadi. Negli ultimi anni di vita è stato colpito dal morbo di Parkinson, ma, nonostante la terribile malattia, nel 1996 alla Olimpiadi di Atlanta ha fatto commuovere il pubblico di tutto il mondo accendendo la fiamma olimpica che inaugurava i giochi.

Nel 2005, ha ricevuto da George W. Bush la Medaglia presidenziale della libertà, la massima decorazione civile conferita dal presidente degli Stati Uniti.

 
 
 

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