Trump presenta un ricorso per tornare su Facebook e Instagram

L’ex presidente Donald Trump ha presentato un ricorso a una commissione di supervisione finanziata da Facebook, nel tentativo di rientrare nella piattaforma. Si stima che ci vorranno circa due mesi e mezzo prima di una decisione ufficiale.

L’ex primo ministro danese Helle Thorning-Schmidt, co-presidente del comitato di supervisione, ha dichiarato alla televisione inglese Channel 4 News che attualmente stanno esaminando il ricorso riguardante gli account Facebook e Instagram di Trump. Il consiglio è stato istituito per essere un gruppo indipendente che ascolta i ricorsi degli utenti, ed è composto da 19 ex politici, giornalisti e accademici. Thorning-Schmidt ha dichiarato: «È un caso di alto profilo, ma questo è esattamente il motivo per cui la commissione di supervisione è stata creato in primo luogo».

In una dichiarazione all’edizione americana di Epoch Times, il consiglio ha confermato che «una deposizione dell’utente è stata ricevuta nel caso sottoposto alla commissione di supervisione riguardante gli account Facebook e Instagram del presidente Trump». Per poi aggiungere: «Non avremo ulteriori commenti riguardo a tale dichiarazione fino a quando il consiglio non avrà emesso la sua decisione».

Dal canto suo, Thorning-Schmidt ha anche specificato che il consiglio ha 90 giorni per pronunciarsi, aggiungendo che anche se i membri volessero accelerare il processo, è necessario un certo tempo per realizzare le traduzioni e consentire agli esperti internazionali di condividere le loro opinioni. Il consiglio sta anche esaminando i commenti pubblici sull’appello di Trump. E Thorning-Schmidt ha dichiarato di aver già ricevuto «migliaia» di commenti pubblici in questo caso.

Facebook ha sospeso Trump a tempo indeterminato all’inizio di gennaio in seguito all’irruzione nel Campidoglio degli Stati Uniti. Ma l’azienda della Silicon Valley non è stata l’unica piattaforma a bandire Trump nel mezzo di un’azione coordinata che secondo le aziende ha il solo scopo di rimuovere contenuti dannosi dalle loro piattaforme. Twitter, Google, Snapchat, Twitch e altre piattaforme hanno infatti sospeso l’account di Trump nello stesso periodo.

L’amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg, ha giustificato la censura della sua azienda sostenendo che erano troppo grandi i rischi derivanti dall’uso che Trump avrebbe potuto fare della piattaforma fino alla giornata di inaugurazione del nuovo governo, il 20 gennaio.

Nel suo comunicato, Zuckerberg aveva dichiarato: «Crediamo che i rischi nel consentire al presidente di continuare a utilizzare il nostro servizio durante questo periodo siano semplicemente troppo grandi. Pertanto, stiamo prorogando il blocco che abbiamo posto sui suoi account Facebook e Instagram a tempo indeterminato, e per almeno le prossime due settimane, fino a quando la transizione pacifica del potere sarà completa».

Il giorno in cui il Campidoglio è stato violato, mentre il Congresso era riunito per certificare i risultati delle elezioni presidenziali del 2020, Trump ha pubblicato due post su Facebook che la società ha giudicato discutibili e ha quindi rimosso, menzionando pubblicamente «l’uso che Trump ha fatto della nostra piattaforma per incitare l’insurrezione violenta contro un governo democraticamente eletto».

In entrambi i post, uno dei quali è un video, Trump si rivolgeva ai suoi sostenitori affermando che «dobbiamo avere la pace» e chiedendo loro di «andare a casa».

Facebook ha dichiarato di aver rimosso i due post in quanto violavano gli standard della comunità su individui e organizzazioni pericolose, in base alla sua politica che vieta di lodare, sostenere e promuovere eventi che Facebook designa come «violenti».

Più tardi, dopo aver esaminato le dichiarazioni di Trump al di fuori della sua piattaforma, Facebook ha deciso di prorogare il blocco a tempo indeterminato.

La scorsa settimana Trump ha dichiarato di stare esaminando le varie possibilità per tornare sui social media, compreso l’ingresso in una piattaforma già esistente o la creazione di una propria piattaforma. Tuttavia, ha escluso la possibilità di rientrare in Twitter, che ha definito «molto noioso» dopo che molti utenti conservatori si sono allontanati dalla piattaforma a seguito della sua esclusione permanente.

Ad ogni modo, la percezione di una moderazione sbilanciata dei contenuti degli utenti da parte delle aziende di social media ha sollevato preoccupazioni sui diritti garantiti dal Primo Emendamento degli Stati Uniti e sulla mancanza di controlli e contrappesi nelle decisioni prese dalle grande aziende tecnologiche, le cosiddette Big Tech.

Il Congresso statunitense sta cercando di far assumere alle Big Tech le proprie responsabilità e sta tentando di formulare una nuova legge antitrust. Giovedì, il Comitato per l’Energia e il Commercio della Camera ha annunciato un’udienza fissata per il 25 marzo con il Ceo di Facebook Mark Zuckerberg, il Ceo di Twitter Jack Dorsey e il Ceo di Google Sundar Pichai, che dovrebbero testimoniare in merito alla disinformazione sulle loro piattaforme.

 

Articolo in inglese: Trump Appeals Suspension to Rejoin Facebook, Instagram

 
 
 

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