Usa 2020, si accende il dibattito sul voto per corrispondenza

Di Matthew Vadum

La modalità di svolgimento delle elezioni presidenziali americane del 3 novembre è diventata una questione molto dibattuta.

Il presidente Donald Trump ha sottolineato in più occasioni la sua contrarietà al voto universale per corrispondenza, affermando che manca di molte delle garanzie proprie del voto di persona e che potrebbe ritardare notevolmente il verdetto finale delle elezioni: «Se fai una votazione per corrispondenza universale, con milioni e milioni di voti, non saprai mai qual è il vero risultato di un’elezione. […] Sarebbe un giorno molto, molto triste per il nostro Paese».

Ma non tutti i repubblicani in carica sono d’accordo con l’approccio di Trump a questa tematica.

Rohn Bishop, presidente del Partito Repubblicano nella Contea di Fond du Lac, nel Wisconsin, ha dichiarato il mese scorso alla Cnn che i repubblicani stavano «pregando i propri elettori» di votare per posta all’inizio della pandemia di Covid-19. Poi il presidente ha iniziato a postare tweet contro il voto per corrispondenza «e abbiamo lasciato cadere la questione come una patata bollente. Ora i nostri elettori stanno scappando. E la cosa mi terrorizza».

Invece i Democratici stanno facendo molta pressione affinché l’intera popolazione statunitense voti per posta, sostenendo che sarebbe troppo pericoloso per gli elettori recarsi nei seggi elettorali in mezzo all’attuale pandemia. Recentemente infatti, la presidente della Camera Nancy Pelosi ha dichiarato: «Le persone non dovrebbero essere costrette a scegliere tra la propria salute e la possibilità di votare, questo è molto importante».

Ed ora anche la Corte Suprema è stata trascinata nella disputa. A inizio luglio, infatti, la Corte Suprema ha temporaneamente sospeso, con un voto di 5 a 4, l’ordinanza di una corte inferiore che avrebbe reso più facile per i residenti di tre contee dell’Alabama votare per posta durante le primarie del 14 luglio.

Le Poste degli Stati Uniti sono abbastanza efficienti?

Alcuni esperti si chiedono se un’agenzia governativa come lo U.S. Postal Service, da tempo criticata per la sua scarsa efficienza, sarebbe in grado di gestire un evento senza precedenti come la votazione universale per corrispondenza.

«Se ci fosse un margine di errore da parte delle Poste degli Stati Uniti di un paio di punti percentuali, staremmo parlando di milioni di voti», ha dichiarato all’edizione americana di Epoch Times John R. Lott Jr., presidente del Crime Prevention Research Center, un think tank con sede ad Alessandria, in Virginia.

Tuttavia, il signor Lott Jr. ha sottolineato che «una perizia sulle elezioni del 2018 da parte dell’Usps ha scoperto che la percentuale di posta elettorale e politica consegnata in tempo è stata mediamente dell’84,2 per cento» nei 7 centri di smistamento che hanno conseguito i risultati peggiori. Il problema, a suo dire, è che «con l’aumento vertiginoso della posta elettorale che ci sarebbe quest’anno, quella percentuale risulterebbe in un disastro, coinvolgendo decine di milioni di voti».

La perizia dell’Usps, pubblicata dall’ispettore generale dell’ente, ha anche rilevato che le località con le migliori prestazioni, come Seattle, Norfolk, Virginia, e il Maine meridionale, hanno registrato una media del 99,6% di consegna puntuale della posta elettorale e politica.

«I democratici sostengono che il presidente Trump stia cercando di sabotare il sistema postale – spiega Lotti Jr. – ma questa perizia è stata effettuata ben prima che la votazione per corrispondenza diventasse un tema caldo quest’anno».

Il trend positivo del voto per corrispondenza

D’altra parte, Donny Ferguson, che ha lavorato come consulente per la campagna elettorale dei candidati repubblicani, è ottimista. Secondo lui i repubblicani hanno un timore eccessivo di votare per posta, una modalità che potrebbe essere vantaggiosa se gestita correttamente. Ferguson è un ex assistente del Congresso, nonché presidente dell’Americans for a Better Economy, un’organizzazione no-profit di Alessandria, in Virginia.

«Ci potrebbero essere alcuni intoppi e rallentamenti con l’aumento dei voti per corrispondenza – spiega – ma anche prima di tutto questo, il voto anticipato si avvicinava a quasi la metà di tutti i voti espressi, e la maggior parte di questi erano voti per corrispondenza».

Un resoconto della U.S. Election Assistance Commission stilato dopo le elezioni del 2016 ha infatti rilevato che «il numero totale di elettori che hanno votato in anticipo, in assenza o per posta, è più che raddoppiato, passando dai 24,9 milioni del 2004 ai 57,2 milioni del 2016, il che rappresenta un aumento da uno su cinque di tutti i voti espressi a due su cinque di tutti i voti espressi».

Secondo la commissione, il voto in presenza è sempre meno frequente: «La percentuale di elettori che hanno votato tramite una macchina per il voto in un seggio elettorale il giorno delle elezioni è diminuita costantemente negli ultimi dieci anni, mentre è aumentato il numero di Stati che offrono il voto anticipato, il voto in assenza e il voto per posta».

«Washington, Oregon, Hawaii, Colorado e Utah stavano già svolgendo le elezioni per corrispondenza al 100 percento e non hanno avuto problemi. In occasione delle primarie di quest’anno, molti Stati sono passati al voto per corrispondenza e non hanno avuto problemi su ampia scala.
I problemi si sono verificati negli stessi posti che facevano già confusione con il voto in presenza, perlopiù Stati gestiti dai democratici, dove i democratici organizzano le elezioni. In questi posti stiamo vedendo un grande numero di voti invalidati, perché non sono riusciti a soddisfare gli standard di sicurezza ulteriori che vengono richiesti. Questo non accade con le votazioni in presenza.
Un’elezione per corrispondenza permette ai Repubblicani di monitorare chi ha votato in tempo reale, il che permette al Partito Repubblicano di controllare istantaneamente i voti fraudolenti e di vedere quali dei loro sostenitori hanno bisogno di vedere riconosciuto il proprio voto».

Problematiche

Negli Stati Uniti c’è stato un flusso costante di notizie riguardanti il voto per posta negli ultimi mesi e settimane.

Un’organizzazione no-profit chiamata Center for Voter Information ha ammesso di aver inviato, commettendo alcuni errori, oltre mezzo milione di schede per il voto in assenza la scorsa settimana in Virginia, riferisce Just The News. Tra i destinatari c’erano persone morte e un animale domestico.

Mentre secondo il Washington Free Beacon, in occasione delle elezioni primarie del 2020 in Nevada, sono state spedite a indirizzi obsoleti più di 200 mila schede elettorali. Le schede non recapitabili costituivano ben il 17 percento di tutte le schede inviate agli elettori registrati nella contea.

Christian Adams, presidente e consigliere generale del Pilf, ha dichiarato alla stampa: «Questi numeri mostrano come il voto per posta sia fallimentare. I nuovi sostenitori del voto per corrispondenza spesso non capiscono come funziona realmente. Stati come l’Oregon e Washington hanno passato molti anni a costruire i loro sistemi di voto per corrispondenza e sono particolarmente energici negli sforzi di manutenzione delle liste elettorali. Ma la robustezza dei loro sistemi non si trasferisce al di là dei confini dello Stato. Nevada, New York e altri non sono e non saranno pronti per novembre».

Le schede elettorali di oltre 84 mila elettori democratici di New York che hanno cercato di votare alle primarie presidenziali del 23 giugno sono state invalidate, secondo quanto dichiarato da alcuni funzionari elettorali al New York Post. Le 84 mila e 108 schede che sono state invalidate rappresentano il 21 per cento del totale delle 403 mila e 103 schede consegnate.

Mentre i funzionari delle elezioni californiane hanno scartato oltre 100 mila schede elettorali durante le primarie presidenziali di marzo, secondo quanto documentato dall’Associated Press: «I dati elettorali della segreteria di Stato della California ottenuti da Ap hanno mostrato che 102 mila 428 schede elettorali sono state invalidate nelle 58 contee dello Stato, circa l’1,5 per cento dei quasi 7 milioni di schede consegnate. Si tratta della percentuale più alta in una primaria dal 2014, e il numero complessivo di schede invalidate è il più alto in un’elezione statale dal 2010».

La prima votazione per corrispondenza del New Jersey, il 12 maggio, non è andata secondo i piani. Il governatore Phil Murphy, un democratico, ha ordinato di svolgere la votazione interamente per posta. Così, le schede sono state inviate a tutti gli elettori registrati, secondo Real Clear Politics. Ma nella terza città più grande dello Stato, Paterson, una scheda su cinque è stata invalidata.

Il leader del Naacp di Paterson, il reverendo Kenneth Clayton ha dichiarato: «Questo genere di cose fa sì che la gente non voglia più votare». Il procuratore generale dello Stato ha successivamente incriminato quattro persone, tra cui un consigliere e un consigliere eletto, per frode elettorale.

In effetti, molti esperti sostengono che il voto per posta sia pieno di problemi. Sostengono che questa metodologia di voto offra ai malfattori maggiori opportunità di frode rispetto al voto di persona.

La Commissione bipartitica sulla Riforma Federale delle Elezioni, presieduta dall’ex presidente Jimmy Carter e dall’ex segretario di Stato James A. Baker III, ha scoperto nel 2005 che «i voti per corrispondenza rimangono la più grande fonte di potenziali frodi elettorali» e che «gli schemi di compra-vendita del voto sono molto più difficili da individuare quando i cittadini votano per posta».

In passato Lott ha scritto sul Wall Street Journal che in realtà è stata proprio la preoccupazione per la compravendita di voti, una pratica che «era dilagante», ad aver «contribuito al passaggio al voto segreto, che gli Stati Uniti hanno adottato [con gradualità, a seconda di ogni Stato, ndt] tra il 1888 e il 1950».

«Il voto segreto ha reso più difficile per gli acquirenti del voto controllare quali candidati i ‘venditori’ avessero effettivamente votato».

 

Articolo in inglese: Election Security Debate Heats Up Over Mail-In Ballots

 
 
 

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