Gli Usa sanzionano la leader di Hong Kong e altri 10 funzionari

Di Cathy He

Il 7 agosto, il governo Trump ha emesso sanzioni contro la leader di Hong Kong Carrie Lam e altri 10 funzionari, responsabili di aver minato le libertà e l’autonomia della città.

Oltre alla Lam sono stati sanzionati sei funzionari di Hong Kong, tra cui l’attuale e il precedente capo della polizia, nonché i segretari alla sicurezza e alla giustizia della città. Nel mirino anche 4 funzionari cinesi, tra cui il direttore dell’Ufficio di Collegamento – l’ufficio che rappresenta ufficialmente Pechino nella città – e il capo di un ufficio governativo di Pechino che si occupa della gestione degli affari di Hong Kong.

Le sanzioni congelano tutti i beni statunitensi in possesso dei funzionari e più in generale proibiscono agli americani di fare affari con loro.

Queste misure sono state varate in risposta all’implementazione da parte di Pechino della cosiddetta Legge sulla sicurezza nazionale, che secondo il governo statunitense ha portato un notevole rafforzamento del controllo autoritario di Pechino su Hong Kong.

«Questa legge, ufficialmente promulgata per ‘tutelare’ la sicurezza di Hong Kong, è di fatto uno strumento di repressione del Pcc [Partito Comunista Cinese, ndr]», ha dichiarato il segretario di Stato Mike Pompeo venerdì, specificando che con questa mossa Pechino ha violato la promessa, fatta nel 1997, di preservare l’autonomia di Hong Kong dopo il trasferimento della sovranità sull’isola dal Regno Unito.

Di fatto, nel mese successivo all’entrata in vigore della legge, il governo di Hong Kong ha intensificato i suoi sforzi per limitare le libertà dei suoi cittadini. Inoltre, le autorità hanno rinviato di un anno le elezioni legislative previste per settembre, in nome dell’emergenza Covid-19, e hanno interdetto 12 candidati filodemocratici che avevano vinto le primarie non ufficiali.

A questo si aggiunge che vari popolari slogan delle proteste sono stati messi fuori legge.

E non finisce qui: il 6 agosto, il governo ha incriminato 24 sostenitori della democrazia che hanno partecipato alla veglia annuale in memoria delle vittime della brutale repressione di piazza Tienanmen del 1989, accusandoli di «aver partecipato consapevolmente a un’assemblea non autorizzata». La polizia quest’anno aveva infatti vietato la consueta veglia del 4 giugno a causa della pandemia, ma molti hongkonghesi si sono presentati lo stesso sul luogo stabilito.

Diversi sostenitori della democrazia, compresi alcuni che risiedono fuori da Hong Kong, sono stati incriminati per aver violato la nuova legge.

Dal canto suo, Pompeo ha dichiarato che la Lam e sei membri del suo governo sono stati sanzionati per il loro ruolo nello sviluppo e nell’attuazione della legge sulla sicurezza nazionale, e anche per aver «forzato, arrestato, detenuto o imprigionato individui» ai sensi della legge in questione. Ha poi aggiunto che i funzionari cinesi – che sono i massimi funzionari del Pcc per l’attuazione delle politiche a Hong Kong – sono stati sanzionati per aver intrapreso azioni che «minacciano la pace, la sicurezza, la stabilità o l’autonomia di Hong Kong».

Tra i sanzionati c’è Zheng Yanxiong, incaricato da Pechino alla direzione del nuovo ufficio di sicurezza nazionale a Hong Kong. L’ufficio è stato istituito in base alla nuova legge e risponde direttamente a Pechino. Si tratta di un ente al di sopra della giurisdizione del governo di Hong Kong, che supervisiona l’applicazione della legge sulla sicurezza.

Un altro destinatario delle sanzioni è Zhang Xiaoming, il vice direttore dell’Ufficio per gli affari di Hong Kong e Macao, il principale organismo di Pechino per la gestione dei due territori a statuto speciale. Zhang ha ripetutamente difeso le politiche di Pechino riguardo Hong Kong, come anche la legge sulla sicurezza nazionale, definendole «affari interni della Cina».

Nell’annunciare le sanzioni, il segretario del Tesoro Steven T. Mnuchin ha affermato: «Gli Stati Uniti sono dalla parte del popolo di Hong Kong e noi useremo i nostri strumenti e la nostra autorità per colpire coloro che danneggiano la sua autonomia».

Le sanzioni sono state implementate per ottemperare a un ordine esecutivo emesso dal presidente Donald Trump il 16 luglio, che ha posto fine allo status speciale riconosciuto a Hong Kong dagli Stati Uniti, dopo che il governo ha ritenuto il territorio non più sufficientemente autonomo dalla Cina continentale. In quel giorno, Trump ha anche firmato un disegno di legge che sanzionerà i funzionari e le banche coinvolte nella repressione delle libertà dei cittadini di Hong Kong.

Di fatto, il governo Trump ha recentemente intensificato le sue azioni contro Pechino. A luglio, gli Stati Uniti hanno sanzionato diversi funzionari del Partito Comunista Cinese per il loro ruolo nelle violazioni dei diritti umani nella regione dello Xinjiang. E il 7 agosto, Trump ha emesso ordini esecutivi per vietare le operazioni commerciali con i proprietari cinesi di TikTok e WeChat, rispettivamente ByteDance e Tencent Holdings. Il divieto che entrerà in vigore dopo 45 giorni.

Reazione in America

I parlamentari statunitensi hanno accolto con favore le sanzioni. Il senatore repubblicano Marco Rubio ha dichiarato che la Lam ha «ripetutamente dimostrato al mondo di essere una pedina consapevole del governo cinese e del Partito comunista piuttosto che un difensore dell’autonomia di Hong Kong».

Gordon Chang, esperto di Cina e autore di The Coming Collapse of China, sostiene che questi funzionari hanno probabilmente riorganizzato i loro affari in modo che le sanzioni non abbiano un effetto pratico su di loro. Nonostante questo, ha sottolineato che la natura simbolica di questa mossa è significativa: «Quello che abbiamo dimostrato è che gli Stati Uniti si schierano con il popolo di Hong Kong».

«Pechino non sopporta assolutamente queste cose», ha detto Chang a Ntd Television in un’intervista del 7 agosto: «Bisogna ricordare che per i leader comunisti il simbolismo a volte è più importante della sostanza, e questo è uno di quei casi».

La Lam aveva infatti già dichiarato in precedenza, durante una conferenza stampa del 31 luglio, di non avere alcun bene negli Stati Uniti e di non avere in programma di recarsi nel Paese.
Alla domanda sulle possibili sanzioni contro i funzionari di Hong Kong, la Lam aveva risposto che l’idea la faceva ridere e che una tale mossa sarebbe stata «irragionevole e illogica».

 

Articolo in inglese: Trump Sanctions Hong Kong Leader, 10 Other Officials for Subverting City’s Freedoms

 

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