Il Vaticano nomina il nuovo vescovo di Hong Kong ignorando ‘il candidato di Pechino’

Di Bree Dail

Dopo due anni di consultazioni, il 17 maggio la Santa Sede ha annunciato che Papa Francesco ha scelto il gesuita Stephen Chow Sau-yan come prossimo vescovo di Hong Kong, ignorando l’ecclesiastico favorito da Pechino.

Il 62enne Chow, originario di Hong Kong, è stato a capo dell’Ordine dei Gesuiti in Cina, oltre ad essere stato professore in diverse università e istituzioni. Chow ha una serie di licenze e titoli accademici di alto livello, tra cui un dottorato in sviluppo umano e psicologia presso l’Università di Harvard.

Parlando con Epoch Times dopo l’annuncio della nomina, il cardinale Joseph Zen, ex vescovo di Hong Kong, ha dichiarato: «Non lo conosco molto bene [il vescovo eletto, padre Chow, ndr], ma almeno il Vaticano non ha scelto quello benedetto da Pechino: padre Peter Choy Wai-man. Già solo per questo è un bene».

In un’intervista esclusiva rilasciata al National Catholic Register mentre si trovava a Roma lo scorso anno, il cardinale Zen si era detto preoccupato per le macchinazioni del Pcc volte a influenzare la nomina del prossimo Vescovo di Hong Kong. «Avere la ‘benedizione di Pechino’ sotto la legge sulla sicurezza nazionale, significa sostenere il loro obiettivo, che è mettere a tacere ogni voce che rivendichi libertà e democrazia», ha affermato il cardinale emerito di Hong Kong.

Il cardinale Joseph Zen, ex vescovo di Hong Kong, interviene durante una conferenza stampa presso la Casa di studi salesiana di Hong Kong, il 26 settembre 2018. (Anthony Wallace/Afp tramite Getty Images)

Sentimenti simili sono stati echeggiati dai fedeli laici in Cina, alcuni dei quali hanno utilizzato i social media per esprimere il loro sostegno e i loro avvertimenti. Un laico che scrive sotto il nome di ‘Peter’, che secondo alcune fonti lavora all’interno della diocesi di Hong Kong, ha scritto: «Sono lieto di apprendere che padre Stephen Chow Sau-yan, capo della provincia cinese della Compagnia di Gesù, è stato nominato da papa Francesco nono vescovo della diocesi di Hong Kong. Padre Chow ha talento e integrità, diligenza e una ricca conoscenza spirituale, che credo possa portare alla diocesi una nuova visione!»

Peter ha proseguito però rivolgendo un avvertimento al Vescovo entrante: «Padre Choy [il candidato favorito da Pechino, ndr.] è stato chiamato ‘Il figlio e cortigiano della dinastia’. Già quando il cardinale John Tong Hon serviva come vescovo di Hong Kong, padre Choy apprese di avere buone possibilità di succedergli. Ha quindi messo disperatamente i suoi compari a servire in diverse istituzioni della diocesi. L’esempio più ovvio è l’individuo che ha nominato caporedattore del Kong Kao Po Weekly (il giornale diocesano) l’anno scorso. Questo è come il vecchio cortigiano nei tempi antichi, anche se ha abdicato, fa ancora del suo meglio per mettere il suo confidente accanto all’imperatore, volendo disperatamente influenzare le politiche dell’imperatore e persino dominare e controllare l’imperatore. Spero che i consigli diocesani comunichino quanto prima con il nuovo vescovo per correggere le nomine improprie di padre Choy. Qualsiasi nomina di personale che non sia stata approvata e confermata dal nuovo vescovo è da considerarsi invalida».

Epoch Times ha contattato padre Peter Choy per un commento, e ha ricevuto la seguente risposta dal direttore delle comunicazioni sociali della diocesi: «Il reverendo Choy non è disponibile a rispondere ad accuse infondate».

In una conferenza stampa del 18 maggio, Chow ha affrontato quelle che sembrano essere gravi fratture e «disunità» all’interno della sua diocesi. Quando gli è stato chiesto quale misura avrebbe adottato per realizzare una nuova «unità», Chow ha risposto di non avere «un grande piano», sebbene crede che Dio voglia l’unità in quella che è diventata una chiesa sempre più polarizzata. «L’unità non è la stessa cosa dell’uniformità – ha continuato Chow – Una cosa che ho sempre menzionato nelle scuole è che l’unità è la pluralità. Dobbiamo rispettare la pluralità».

In un’intervista con il South China Morning Post, datata 12 settembre 2020, Chow aveva fatto eco al desiderio di impegnarsi diplomaticamente, promuovendo al contempo «dialogo e dibattito» nelle istituzioni scolastiche in merito alla ‘Legge sulla sicurezza nazionale’ appena emanata a Hong Kong; una mossa che non è stata gradita ai sostenitori della legge di Pechino all’interno del dipartimento dell’Educazione di Hong Kong. «Discutere l’argomento (della legge sulla sicurezza nazionale) non significa sostenere la nozione dell’indipendenza di Hong Kong. Ma gli studenti possono capire qual è l’idea, quali sono i pro e i contro, e le discussioni possono avvenire solo dopo che hanno capito. Quando avranno più comprensione, probabilmente vedranno che in realtà non c’è modo che la nozione di [indipendenza di Hong Kong, ndr] possa andare avanti. E ci fermeremo qui […] non stiamo promuovendo l’idea».

Persone tengono in mano delle candele mentre camminano nei pressi del Victoria Park, dopo che la polizia ha chiuso il luogo in cui la gente di Hong Kong tradizionalmente si riunisce ogni anno per commemorare le vittime del massacro avvenuto il 4 giugno 1989 in Piazza Tiananmen, foto scattata a Hong Kong, il 4 giugno 2021. (Anthony Kwan/Getty Images)

Allo stesso modo, Chow ha dichiarato nella sua conferenza stampa del 18 maggio che sebbene avesse intenzione di pregare per le vittime del massacro di piazza Tiananmen in Cina il 4 giugno, si sarebbe assicurato di far rispettare tutte le leggi della città di Hong Kong.

Alla fine, la polizia di Hong Kong ha proibito le consuete commemorazioni del massacro citando le restrizioni per il Covid-19 e la legge sulla sicurezza nazionale. Ma sembra che centinaia di persone abbiano partecipato alle messe programmate per l’occasione in tutta la città, inclusa una messa celebrata dal cardinale Joseph Zen. «Ci rifiutiamo di essere pessimisti – ha dichiarato il cardinale Zen durante la sua omelia – Non rimarremo delusi. Nel ricordo dei morti, quelli uccisi 32 anni fa, la nostra preghiera è rivolta anche al Signore affinché guidi i governanti a camminare sulla via della giustizia e della pace».

Quando gli è stato chiesto se avesse un messaggio per il vescovo eletto Chow, il cardinale Joseph Zen ha risposto: «Prometto di pregare per il vostro servizio alla Chiesa di Hong Kong».

 

Articolo in inglese: Vatican’s Choice of Hong Kong Bishop Charts Course Independent of Beijing



 
 
 

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