Veto del Vaticano sul ddl Zan: libertà religiosa a rischio

Di Marco D'Ippolito

È arrivato a ciel sereno il veto della Santa Sede sul ddl Zan, anche noto come legge contro l’omotransfobia. A pubblicare lo scoop è stato il Corriere della Sera, secondo cui il Vaticano avrebbe attivato i suoi canali diplomatici il 17 giugno, facendo recapitare uno nota all’ambasciata italiana presso la Santa Sede.

Si tratta di un evento senza precedenti poiché il Vaticano non si era mai espresso formalmente, per vie diplomatiche, su una legge al vaglio nel Parlamento italiano. Mentre ora ha dichiarato che la legge Zan viola in «alcuni contenuti l’accordo di revisione del Concordato», implicando così la possibilità che la Santa Sede eserciti le facoltà previste dai Patti Lateranensi del 1984, come l’istituzione di una «commissione paritetica» che risolva la controversia, un’eventualità sinora mai concretizzatasi ma prevista dagli accordi.

Si apprende dal Corriere come il Vaticano ritenga che il disegno di legge, già oggetto di accesi dibattiti in Parlamento e nella società civile, metterebbe a rischio la «libertà di organizzazione» dei fedeli e addirittura la «libertà di pensiero» della comunità cattolica, entrambe espressamente garantite e tutelate dai Patti Lateranensi. La nota è stata consegnata personalmente da monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati (l’equivalente del ministro degli Esteri italiano), e si conclude con la formula: «Chiediamo che siano accolte le nostre preoccupazioni».

Di fatto, sono molteplici i punti nevralgici toccati dal disegno di legge (spiegati nel dettaglio in un precedente articolo), già approvato dalla Camera dei Deputati nel novembre del 2020, e attualmente al vaglio al Senato.

Ad ogni modo, la notizia del veto vaticano ha scatenato immediatamente forti reazioni in tutto lo spettro politico. E il premier Mario Draghi, interrogato sulla questione durante una conferenza stampa con la presidente della commissione europea Ursula von der Leyen, ha dichiarato che ne parlerà in Parlamento nella giornata del 23 giugno.

Le reazioni

Il primo leader politico a commentare la notizia è stato il segretario del Pd Enrico Letta, affermando ai microfoni di Radio Anch’io: «Siamo sempre stati favorevoli a norme molto forti contro la omotransfobia e rimaniamo favorevoli al ddl Zan». Tuttavia, ora il leader del Nazareno ha dichiarato di essere disponibile al confronto in Parlamento e a guardare «con il massimo spirito di apertura ai nodi giuridici».

Più netta la posizione del promotore della legge, il deputato del Pd Alessandro Zan, che ha difeso a spada tratta la normativa e dichiarato: «Alla Camera sono sempre state ascoltate con grande attenzione tutte le preoccupazioni e come anche confermato dal Servizio Studi Senato, il testo non limita in alcun modo la libertà di espressione, così come quella religiosa. E rispetta l’autonomia di tutte le scuole».

Di tutt’altro tenore il leader della Lega Matteo Salvini, che ha lodato la mossa della Santa Sede durante un comizio a Lamezia Terme: «Ringrazio il Vaticano per il buonsenso. Del ddl Zan abbiamo sempre contestato il fatto che fosse un bavaglio nei confronti della libertà di opinione. Quindi, se c’è la volontà di ragionare insieme su un testo che non intacchi questo principio e che tuteli da ogni discriminazione noi siamo assolutamente d’accordo».

Più estesa la risposta su Facebook del più noto e attivo oppositore del ddl Zan, il senatore della Lega Simone Pillon: «La preoccupazione della Santa Sede riguarda esattamente quello che stiamo dicendo da mesi, e cioè che questa legge mette a rischio la libertà religiosa nel nostro Paese, e compromette la libertà di insegnamento e la libertà di associazione.
Penso ai predicatori arrestati in Gran Bretagna per aver letto la Bibbia, ai genitori incarcerati per aver rifiutato la transizione ai loro bambini, ai politici e agli intellettuali sotto processo per aver sostenuto che siamo maschi e femmine».

Infine ha concluso il suo lungo post affermando: «Si tratta semplicemente di fermare una legge ingiusta, sbagliata e pericolosa».

 
 
 

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