Dipartimento di Stato Usa condanna le violazioni dei diritti umani in Cina

Di Frank Fang

L’ultimo rapporto  del Dipartimento di Stato americano sui diritti umani ha sottolineato ancora una volta la situazione cinese, in particolare la persecuzione contro i praticanti della disciplina spirituale Falun Gong.

In un incontro con la stampa, il segretario di Stato Mike Pompeo ha ribadito le dichiarazioni fatte lo scorso anno, sempre al Dipartimento di Stato a Washington, durante una conferenza sulle libertà religiose. In quell’occasione, aveva definito la condotta della Cina nei confronti degli Uiguri dello Xinjiang la «macchia del secolo», aggiungendo che Pechino «cerca di nascondere quello che sta facendo, intimidendo i giornalisti».

Inoltre, stando al rapporto del 2019 Trafficking in Persons del Dipartimento, oltre un milione di persone di minoranza etnica musulmana, compresi uiguri, kazaki e kirghisi, è in stato di detenzione in circa 1.200 campi di concentramento, nella regione cinese dello Xinjiang, mentre Pechino afferma che questi campi sarebbero «centri di formazione vocazionale».

Il segretario di Stato ha dichiarato che «stanno imprigionando minoranze religiose nei campi di concentramento – e ciò fa parte della storica avversione del regime per i credenti». Pompeo ha espresso anche disapprovazione verso Venezuela, Iran e Cuba: «Preghiamo perché arrivi il giorno in cui cubani, venezuelani, cinesi, iraniani e ogni persona possa esprimersi e incontrarsi liberamente, senza timore dei propri governi».

Prelievo forzato di organi

Nel rapporto è documentato il sistema messo in atto dal regime cinese per uccidere i prigionieri di coscienza ed effettuare il trapianto di organi, facendo riferimento a due recenti indagini.

Nel giugno 2019, a Londra, un tribunale indipendente non governativo ha trovato «prove dirette e indirette sul prelievo forzato di organi» in Cina, evidenziando «tempi d’attesa incredibilmente brevi» e «sviluppo massiccio di strutture e personale medico destinati alle operazioni di trapianto». L’organismo, conosciuto come China Tribunal, ha concluso, oltre ogni ragionevole dubbio, che in Cina il crimine di Stato del prelievo forzato di organi è stato compiuto per anni «su scala significativa» e prosegue ancora oggi. Inoltre, i giurati hanno scoperto che la fonte principale di organi sono i praticanti del Falun Gong.

Il Falun Gong, conosciuto anche come Falun Dafa, è un’antica pratica spirituale, che consta di esercizi di meditazione e insegnamenti morali. Sin dal luglio 1999, il regime cinese ha iniziato una persecuzione in tutta la Nazione, imprigionando centinaia di migliaia di praticanti nei campi di lavoro e nei centri di lavaggio del cervello.
Il verdetto finale, pubblicato dal Tribunale il 1° marzo, contiene nuove prove circa il coinvolgimento diretto degli ufficiali cinesi nel disumano traffico di organi.

Inoltre, il Dipartimento di Stato ha messo in dubbio la dichiarazione del 2015 in cui il regime cinese affermava di aver interrotto i trapianti effettuati con organi prelevati da prigionieri giustiziati. A sostegno di questi dubbi, il Dipartimento ha citato uno studio del 2019 dell’Università Nazionale Australiana e pubblicata dal giornale BMC Medical Ethics, che afferma che ci sono «prove incontestabili» secondo cui le statistiche cinesi ufficiali sulle donazioni di organi sono state «falsificate», poiché includono dati che corrispondono a equazioni matematiche. Lo studio ha sottolineato il fatto che il sistema cinese di donazioni coinvolge «donatori non volontari», cioè prigionieri che vengono successivamente definiti donatori volontari.

Avvocati

Secondo il giudizio del Tribunale, il regime cinese sta colpendo anche gli avvocati, accusati di voler affrontare temi «sensibili», come «la difesa di dissidenti pro-democrazia, cristiani indipendenti e praticanti del Falun Gong», e puniti con la revoca dell’abilitazione alla professione o perfino col carcere.
È il caso di Liu Zhengqing, avvocato della provincia del Guangdong, noto per aver difeso attivisti dei diritti umani e appartenenti al Falun Gong. Infatti, nel gennaio di quest’anno, a Liu è stata revocata l’abilitazione professionale con l’accusa di stare «mettendo a rischio la sicurezza nazionale».

Stando a un rapporto del 2019 di Radio Free Asia (Rfa), le accuse a Liu erano legate alla difesa di due suoi assistiti: Zhang Haitao, manager di un’azienda elettronica, che nel 2016 era stato condannato a diciannove anni di prigione per aver criticato le autorità cinesi a causa del trattamento riservato agli uiguri; e Li Yanming, praticante del Falun Gong di Foshan.

Il resoconto spiega inoltre: «Gli avvocati devono associarsi alla All China Lawyers Association (controllata dal PCC), e il ministro della Giustizia esige che, al conseguimento dell’abilitazione alla professione o al rinnovo annuale della stessa, gli avvocati giurino fedeltà al capo del Partito. Il regolamento è stato emanato nel 2018, e ha fatto emergere preoccupazioni sull’ulteriore restrizione dello stato di diritto in Cina.

Nel 2018, un altro avvocato cinese, Qin Yongpei, che si era occupato di casi riguardanti praticanti del Falun Gong, e altri avvocati arrestati nel luglio 2015, sono stati radiati dall’albo. Nell’ottobre dello scorso anno, Qin è stato incarcerato dalla polizia segreta nella regione del Guangxi, con l’accusa di «incitamento alla sovversione dei poteri dello Stato» e, a dicembre, arrestato formalmente.

L’11 marzo, l’RFA ha informato che alla moglie di Qing, Deng Xiaoyun, è stato negato l’accesso agli atti giudiziari riguardanti il marito dall’ufficio del procuratore di Nanning. La corte ha respinto la richiesta sostenendo che i documenti in questione sarebbero «segreto di Stato».

Persecuzione continua

Sempre nella relazione del 2019, sono citati numerosi prigionieri politici cinesi che, alla fine dello scorso anno, erano ancora detenuti, tra cui due aderenti al Falun Gong, Bian Lichao e Ma Zhenyu.

Secondo Minghui.org, sito che documenta sulla persecuzione del Falun Gong in Cina, nel 2012 Bian, ex insegnante di scuola media della città di Tangshan, è stato condannato a dodici anni di prigione. Nel marzo del 2014 la moglie e la figlia sono state catturate dalla polizia di Hebei e processate nel dicembre dello stesso anno. Nell’aprile 2015 la figlia è stata condannata a tre anni e mezzo di prigione e la moglie a quattro, con l’accusa di «promuovere il Falun Gong su internet».

Ma Zhenyu è un ex ingegnere aeronautico, e lavorava per il 14esimo istituto di ricerca dell’azienda statale China Electronics Technology Group Corporation. Nel luglio 2019 la moglie, Zhang Yuhua, fuggita negli Stati Uniti, ha dichiarato che il marito stava scontando tre anni di prigione. In occasione della conferenza del 2019 per le libertà religiose tenutasi al Dipartimento di Stato, Zhang ha espresso la preoccupazione che possa essere stato ucciso per effettuare il prelievo di suoi organi.

Stando a quando detto da Zhang, Ma è stato condannato nel 2017 per aver inviato sei lettere ai più alti leader del PCC, chiedendo con urgenza di mettere fine alla persecuzione del Falun Gong.

Articolo in inglese: Chinese Regime’s Human Rights Abuses Highlighted in US State Department Report

 
 
 

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