Giovani artisti, il soprano Veronica Abozzi: spiegare l’Opera ai ragazzi per coinvolgerli di più

Di Alessandro Starnoni

Il mondo dell’Opera lirica in Italia è in continua evoluzione, e per i giovani fare carriera oggi è diventata una «corsa contro il tempo», per dirla con le parole del soprano Veronica Abozzi, intervistata da Epoch Times. Ma al di là degli ostacoli che fanno parte del percorso, e adesso accentuati ancor di più dal momento che tutti stiamo vivendo, per il giovane talento sardo l’Opera è «bellezza che può curare te stesso e il mondo», per questo è importante riuscire a coinvolgere di più i giovani informandoli ad esempio dei significati delle trame, in modo da «mantenere viva» questa immortale tradizione italiana.

Chi è Veronica Abozzi, e perché ha accolto l’Opera lirica nella sua vita

Mi presento, sono una giovane donna nata nella terra più bella del mondo: la Sardegna. Ho intrapreso gli studi e mi sono diplomata in canto presso il Conservatorio di Musica “Luigi Canepa” di Sassari sotto la guida del tenore Giovanni Ovidio Mastino, successivamente mi sono perfezionata all’Accademia del Maestro Renato Bruson. Oltre ai maestri già citati, che hanno contribuito alla mia crescita personale e artistica, un’altra figura importantissima è stata quella del soprano sassarese Maria Teresa Pasta, a lei va tutta la mia gratitudine.

Il suo debutto ufficiale sul palco… 

La mia primissima esperienza sul palco da solista è stata il Requiem für Mignon di Schumann per soli, coro e orchestra, per la stagione sinfonica organizzata dal Conservatorio; avevo 19 anni ed è stata un’esperienza magica che porterò sempre nel cuore. Per quanto riguarda l’opera invece le mie primissime esperienze sono stati piccoli ruoli da comprimario per la stagione lirica della mia città, che mi ha portato a lavorare con artisti, registi e direttori d’orchestra di alto livello artistico, è inutile dire che tutto ciò mi ha insegnato tantissimo.
Un piccolo accenno dei ruoli: il Paggio in Rigoletto con la regia di P.Gavazzeni e P. Maragni, sotto la direzione del M°Beltrami; la Prima Ancella in Turandot con la regia di F. Tonon e sotto la bacchetta del direttore F.I.Ciampa, la Modista nel Cappello di Paglia di Firenze con la regia di L.M. Mucci e direzione di F. Santi; Fanny nella Cambiale di Matrimonio di Rossini con la regia di Renato Bruson e sotto la direzione del M°M.Guerini.

Poi, come ha proseguito e quali progetti ci sono per il futuro?   

Ora sono immersa nello studio di nuovo ruoli e arie per concorsi e audizioni, e ho il desiderio di fare esperienza fuori dall’Italia.

Qual è il repertorio che meglio si adatta alla sua voce?  

Quello da soprano lirico, in questo momento ho proprio davanti a me le pagine di Mimì dalla Bohème di Puccini, uno dei ruoli a mio avviso più complessi, sia vocalmente che musicalmente.

I giovani cantanti d’Opera oggi, quali sfide devono affrontare per fare carriera in questo ambito?  

Il mondo dell’opera in Italia è cambiato moltissimo e i giovani cantanti devono affrontare tante sfide, non basta sicuramente la passione per il canto, la voce e il talento, è indispensabile una tecnica eccellente, una preparazione musicale impeccabile e poi si fa molta attenzione sicuramente all’aspetto fisico e al carisma che un artista ha sul palcoscenico.
Un altro fattore importantissimo è sicuramente avere un fisico molto forte, un giovane cantante deve affrontare viaggi, stress e tutto ciò che ne consegue quando si mette a dura prova il proprio fisico, ebbene sì, i viaggi sono dannosi, è innegabile che per partecipare alle audizioni e concorsi si debba viaggiare molto, talvolta prendendo i mezzi più economici per non fare uscire dalle proprie tasche troppi soldi.

Sia il soprano Fiorenza Cedolins che Mariella Devia in un’intervista parlavano della necessità del cantante di oggi di avere un fisico tonico e la salute psicofisica dell’atleta, disciplina quindi riguardo allo stile di vita, al bere e al mangiare. Oltre al fattore economico un giovane cantante lirico deve perseverare e deve avere la pazienza di accettare le delusioni e dev’essere sicuramente intraprendente e avere la capacità di gestire le pubbliche relazioni: procurarsi e mantenere i contatti. Un altro requisito fondamentale del cantante è l’età, purtroppo per noi esistono delle date di scadenza ed è una corsa contro il tempo!

Qual è la situazione generale del panorama lirico al giorno d’oggi in Italia 

Rispondo con le parole del soprano Serena Farnocchia: «Nel panorama del teatro lirico italiano, a prescindere dal momento drammatico che noi tutti stiamo vivendo in quest’anno di pandemia e lockdown, risulta abbastanza evidente la totale mancanza di tutela nei riguardi dell’artista autonomo scritturato per una produzione.
Mi riferisco prima di tutto al tipo di contratto, in cui siamo soggetti interamente passivi, senza alcuna difesa: clausole solo a favore del teatro, alla mercé dei possibili umori di altre componenti, tutte le spese di vitto e alloggio a carico, senza una vera assicurazione. A ciò si aggiunge a volte anche l’usanza di essere pagati in ritardo o peggio di dover ricorrere tristemente a vie legali solo per ottenere quello che si era pattuito e ci spetta. A questo punto della nostra storia sorge fortemente il bisogno di un cambiamento del rapporto tra i teatri e gli artisti, dove questi ultimi possano essere riconsiderati nella loro dignità di lavoratori dello spettacolo con diritti sacrosanti e contrattualizzati».

soprano Veronica Abozzi
Il giovane soprano Veronica Abozzi, su gentile concessione di Veronica Abozzi (Foto di Tore Serra)

I giovani e l’Opera, è vero che il mondo giovanile è sempre meno interessato alla lirica e alle arti tradizionali nel complesso? A cosa pensa sia dovuto?  

Al giorno d’oggi una delle più grandi difficoltà che affronta il teatro dell’opera è quella di portare i giovani fra il pubblico per riuscire a mantenere viva una delle più belle tradizioni che abbiamo in Italia. Nel corso degli ultimi anni ci sono stati innumerevoli tentativi da parte dei teatri di riuscire a coinvolgere bambini e ragazzi: sono stati organizzati spettacoli per le scuole con adattamenti anche moderni dei vari capolavori musicali proposti dalle stagioni teatrali.

Un altro punto secondo me importantissimo è l’informazione: credo che informare il pubblico, soprattutto chi va a teatro per la prima volta, sia necessario, poiché mettere a disposizione il libretto prima di comprare il biglietto, o ancora, dire ai ragazzi di informarsi da soli sul web prima dello spettacolo, implica secondo me un obbligo quasi scolastico e chi va a teatro vuole passare tempo in maniera più o meno frivola.
Anche i telegiornali, giornali, i social che pubblicizzano ma soprattutto i botteghini, quando propongono uno spettacolo dovrebbero specificarne la trama e l’argomento per far capire meglio cosa si propone e magari farlo arrivare anche di più a chi non ha le giuste nozioni di base. Lo stesso vale per i concerti. Si presentano le arie ma non si sa mai di che cosa parlano e in che contesto si svolge la scena. Non fraintendetemi, il libretto ci deve essere, ma a parer mio non deve essere una lettura obbligatoria, ma un approfondimento semmai.

Far conoscere ai ragazzi il mondo teatrale, chiamare quindi sul palco non solo quelli che fanno parte della punta dell’iceberg di una rappresentazione ma anche macchinisti, truccatori, stilisti, organizzatori e tutti gli altri operatori senza i quali è impossibile mettere su uno spettacolo. Lo so, sarebbero dei saluti infiniti, però almeno per gli spettacoli organizzati per i ragazzi, potrebbe essere un modo in più per far conoscere questo mondo unico che è l’opera.

Un altro problema potrebbe essere l’assenza di movimento. Quello che si aspettano di solito i ragazzi a teatro è una produzione colossale, che diverta ed impressioni quasi quanto un film, un musical o un moderno concerto; qualcosa che non stupisca solo il punto di vista scenografico e coinvolga attivamente anche chi è seduto. Spesso per necessità i cantanti fanno movimenti minimi quindi riempire le scene con corpi di ballo o comunque qualcosa di dinamico che rifletta il carattere pomposo ed epico delle musiche renderebbe lo spettacolo meno monotono alla vista e coinvolgerebbe di più i più piccoli o comunque chi non è ancora appassionato al teatro.

Un regista moderno quindi si ritrova il compito più complesso: riadattare un’opera in modo da stupire il nuovo pubblico senza scatenare le ire del vecchio.
E’ vero le produzioni storiche sono diminuite, che diciamoci la verità se sono fatte bene non dispiacciono nemmeno ai giovani, ma sempre di più sono quelle eccessivamente moderne che allontanano e spaventano il pubblico poiché creano una situazione paradossale e irreale che per nulla rispecchia la vicenda o il contesto musicale.

Gli aspetti positivi, il bello di questo mestiere; cosa ha da offrire l’Opera a un giovane o alle persone in generale

L’Opera offre un mondo a sé, quando entri in teatro sei circondato da una magia, da una nuova famiglia e perdi la cognizione del tempo e delle ore. Non sai più che giorno è della settimana! Credetemi è proprio così! Per un cantante l’opera è una giostra dove sperimentare esperienze, emozioni, nuove vite che ti regalano i personaggi e tanta, tanta filosofia, un mondo al confine tra fisico e metafisico, dove scorrono l’emozioni più recondite. Il teatro è bellezza che può curare te stesso e il mondo, e in teatro sei circondato di persone che la pensano esattamente come te, che insieme dedicano la loro vita per portare il bello e la speranza a quel pubblico che ancora desidera sognare.
E’ questo il bello del mestiere di cantante, poter viaggiare in un mondo immaginario e poterlo toccare con le dita delle mani. L’Opera ti offre la bellezza e la leggerezza del vivere.

Cosa le trasmette il canto?

Una delle domande più difficili. Il canto è stata la mia maestra di vita: mi ha insegnato il sacrificio e il lavoro costante, la continua ricerca per migliorare me stessa e non mi riferisco solo alla tecnica ma anche al controllo della mia emotività e timidezza, questo mi ha portata a lavorare tanto sul mio carattere e la mia persona, mi ha insegnato a non arrendermi davanti alle critiche, ai no, all’aiuto negato. Il canto mi trasmette felicità, gioia, euforia e lo considero la mia linfa vitale ma posso dire che mi ha donato anche lacrime, tristezza e frustrazione.

Che importanza ha la tecnica rispetto al talento o ad altri fattori?

Come ha scritto Nanda Mari nel suo libro Canto e Voce: «Senza tecnica non si può esprimere nulla, o quasi nulla; senza la tecnica neppure un grande artista può essere veramente tale».
Ebbene sì, la tecnica ci rende liberi grazie alla padronanza assoluta del nostro strumento e non serve solo per arricchirci, perfezionarci ma anche per conservare e proteggere la corretta emissione vocale nel tempo. E’ vero che una tecnica senza arte a poco serve ma è anche vero che un’arte senza tecnica non può elevarsi a mete supreme.

C’è un suo idolo al quale o alla quale si ispira? Perché?

Ne ho tanti a dir la verità e ognuno per motivi diversi, ogni artista ha un punto forte che l’ha contraddistinta.
Posso citare Maria Callas per le sensazioni che riusciva a dare con la voce prima ancora di ciò che otteneva con la recitazione. La Callas aveva una capacità innata di dare il giusto valore agli accenti ed al significato drammatico delle note; Anna Moffo per la delicatezza e soavità della sua voce e grande espressività nel canto; Renata Tebaldi per la morbidezza e il velluto della sua voce di soprano lirico puro; Mirella Freni mia musa ispiratrice per il ruolo di Mimì; Renata Scotto per la sua tecnica raffinata che dava leggerezza al canto ed ai sovracuti; Montserrat Caballé per i suoi famosi “pianissimi” che otteneva sempre grazie a una tecnica sopraffina. L’elenco è lunghissimo, per ogni ruolo che mi ritrovo a studiare ascolto la cantante che secondo me meglio rispecchia le caratteristiche richieste.

Se dovessimo tornare indietro nel tempo nell’800-900, con quali tenori del passato le sarebbe piaciuto cantare?

Wow! come si fa a scegliere? Provo a limitare la scelta a dieci nomi: Luciano Pavarotti, Giuseppe di Stefano, Carlo Bergonzi, Mario del Monaco, Beniamino Gigli, Enrico Caruso, Franco Corelli, Tito Shipa, Giuseppe Giacomini, Aureliano Pertile.

 

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